di Fra. Mar.
E’ terminato lunedì pomeriggio a Perugia l’incidente probatorio richiesto dalla procura di Perugia nell’ambito dell’inchiesta che ha travolto il pm romano Roberto Staffa. Nel corso di tre udienze, l’ultima lunedì pomeriggio, sono stati ascoltati dodici trans implicati nell’inchiesta che ha portato dietro le sbarre il magistrato capitolino, accusato di aver chiesto rapporti sessuali in cambio di favori.
Le parole del trans Lui, difeso dall’avvocato Salvatore Volpe si è sempre dichiarato innocente dicendo di non aver acuto rapporti sessuali in ufficio a piazzale Clodio. Ma i trans avevano già sostenuto il contrario. Janine ad esempio aveva detto: «Per me era una costrizione avere rapporti sessuali con Roberto, perché lui non mi piaceva fisicamente essendo anziano e soprattutto non mi andava di fare sesso senza ottenere dei soldi in cambio, essendo io una escort. Ma in ogni caso lo facevo, perché ogni tre mesi lui faceva la richiesta del rinnovo del mio permesso di soggiorno, proprio a seguito dei rapporti sessuali che aveva con me».
Il mistero dei video Inoltre ci sono i tabulati telefonici che vanno a ritroso fino al 2010. E lì dentro ci sono moltissimi contatti tra Staffa e i cellulari dei trans. Poi c’è la questione dei filmati fatti con le telecamere messe dalla procura di Perugia nell’ufficio del magistrato capitolino. «Non esiste alcun video con i trans», dice l’avvocato Salvatore Volpe che al termine delle udienze dell’incidente probatorio commenta dicendo che «il quadro accusatorio che ne esce appare molto ridimensionato se non addirittura insussistente». Il procuratore Giacomo Fumu e il sostituto Angela Avila, in occasione dell’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere a Roma, erano andati personalmente a perquisire l’ufficio del pubblico ministero di Roma.
L’ordinanza «Staffa – aveva scritto il gip Carla Giangamboni nella sua ordinanza – risulta essere diventato nel tempo un vero e proprio punto di riferimento per i trans e clandestini che esercitavano la prostituzione, i quali sapevano di potere contare su di lui, accettando di prestarsi in cambio a rapporti sessuali con il magistrato che avevano luogo all’interno del suo ufficio in orario pomeridiano per favori di vario genere e precisamente per il rilascio di permessi di soggiorno per ragioni di giustizia per l’espressione di pareri favorevoli alla revoca delle misure cautelari o, in generale, per consigli concernenti le strategie processuali da adottare nei casi in cui i transessuali fossero coinvolti in procedimenti penali». Staffa si trova ancora nel carcere perugino di Capanne.
