di Daniele Bovi
C’è anche l’Umbria tra le 14 regioni colpite dalla procedura d’infrazione aperta dall’Ue nei confronti dell’Italia per quanto riguarda «almeno 102 discariche, di cui tre di rifiuti pericolosi, non conformi alla direttiva Ue del 1999». Secondo quanto appreso da Umbria24 nessuna delle discariche del sistema regionale è coinvolta. L’unico caso riguarderebbe una vecchia discarica abusiva di Gualdo Tadino. Per la precisione il sito, da 9mila metri quadri, sarebbe quello della cava di Vigna Vecchia. Secondo il Piano regionale dei rifiuti approvato nel 2009 si tratta di una «cava ritombata con rifiuti speciali e pericolosi».
Vigna Vecchia Attiva dal 1992, nel 1997 nella cava fu trovato il materiale di risulta dell’incendio avvenuto nello stabilimento Merloni di Gaifana. La ditta che si occupò dello smaltimento del materiale dopo i controlli risultò fallita dal 1995. Secondo le segnalazioni fatte all’epoca dal Corpo forestale dello Stato, tre metri sottoterra fu ritrovato materiale di risulta proveniente da demolizioni edili e industriali (travi in cemento armato, lastre di catrame e così via); tra i sette e i nove metri di profondità spuntò invece uno strato di colore scuro composto da «rifiuti bruciati di varia natura come compressori, carcasse, griglie, rifiuti plastici e bituminosi». Rifiuti che arrivarono a contatto con le acque sotterranee. Nel corso degli anni palazzo Donini ha provveduto alla bonifica delle moltissime discariche abusive sparse per la regione. Questa di Vigna Vecchia sarebbe l’ultima rimasta in lista da bonificare.
Il provvedimento Il provvedimento adottato dall’Ue lunedì consiste in una lettera di «costituzione in mora», che rappresenta la prima tappa della procedura di infrazione al Trattato Ue. La seconda è il «parere motivato» e, se il Paese non si conforma ancora, c’è il ricorso alla Corte di giustizia europea. In particolare della direttiva Ue l’Italia avrebbe violato l’articolo 14, secondo il quale gli stati membri avrebbero preso delle misure per assicurare che discariche «esistenti» (quelle cioè a cui è stato concesso un permesso o che erano già operative al momento della trasposizione della direttiva del 1999), non avrebbero continuato ad operare dopo il 16 luglio 2009, qualora non fossero ancora conformi con la direttiva europea. Oltre all’Umbria la lettera è stata recapitata a Basilicata, Abruzzo, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia e Sardegna.

