È in corso davanti al giudice monocratico Marino Albani del tribunale di Perugia il processo a carico di un 69enne nato ad Assisi accusato di avere detenuto nella propria abitazione numerosi reperti archeologici e monete antiche, oggetti ritenuti autentici e appartenenti allo Stato. Secondo il capo di imputazione l’uomo avrebbe ricevuto e detenuto il materiale «al fine di procurarsi un profitto», senza avere un valido titolo di possesso né documentazione che ne attestasse la legittima detenzione.
Il ritrovamento I reperti furono trovati il 18 novembre 2019 nella casa dell’imputato, a Santa Maria degli Angeli, dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Perugia nel corso di una perquisizione domiciliare eseguita nell’ambito di un procedimento della Procura di Crotone. Gli oggetti – si legge nell’imputazione – erano «materiale autentico di natura e di interesse storico archeologico» sottoposto alla disciplina del Codice dei beni culturali e del paesaggio.
Le opere L’elenco contenuto negli atti è particolarmente ampio. Tra i manufatti figurano una statuetta di guerriero con elmo e scudo in bronzo, alta 16 centimetri e attribuita all’ambito culturale etrusco, una testa di pantera in bronzo, diverse statuette maschili, alcune mutile e frammentarie, un arto inferiore riconducibile a una figura maschile stante, un busto con elmo e corazza, varie appliques in bronzo con figure umane, un’applique con testa umana, una statuetta maschile offerente con patera nella mano destra, tre appliques, due maschili e una femminile, due dischi traforati in bronzo, uno dei quali decorato con motivo a svastica; una lastra fittile con un leone rivolto a sinistra e tracce di colore rosso sulla crinieravcinque anelli, quattro punte di freccia in bronzo e un contrassegno di piombo con testa stilizzata.
Le monete Molto consistente anche il materiale numismatico. Negli atti vengono indicati esemplari etruschi del III secolo avanti Cristo, monete romane repubblicane e imperiali, bizantine, medievali e degli Stati preunitari. Compaiono denari tornesi del Principato d’Acaia e del Ducato d’Atene, monete delle zecche di Perugia, Siena, Genova, Milano, Bologna, Gubbio e Roma, esemplari pontifici e monete riconducibili, tra gli altri, a Vespasiano, Marco Antonio, Licinio, Costantino, Giustiniano e Valente. Nell’elenco figurano inoltre serie medievali e bizantine e gruppi composti da decine di monete, in alcuni casi 23, 38 o 75 esemplari.
L’accusa La Procura contesta al 69enne di avere ricevuto e detenuto quei beni «senza essere concorso nel reato presupposto» e «al fine di procurarsi un profitto». Il materiale – sostiene l’accusa – sarebbe stato trovato «privo di valido titolo di possesso ovvero documentazione attestante la legittima detenzione».
Il patrimonio pubblico Nel capo di imputazione viene inoltre precisato che i reperti sarebbero «di provenienza delittuosa in quanto appartenenti allo Stato Italiano essendo reperti di natura archeologica». Sempre secondo l’accusa, tali beni, «a prescindere da chi li abbia ritrovati e dal modo con cui sono stati rinvenuti», sia che derivino da scavi sia che siano frutto di una scoperta fortuita, «fanno parte del Demanio pubblico indisponibile». Il loro impossessamento a fini di profitto da parte di privati – si legge ancora – «causa nocumento al patrimonio culturale italiano».
Il processo I fatti sono collocati in epoca imprecisata ma comunque precedente e prossima al 18 novembre 2019. Il procedimento è ora in corso davanti al giudice Marino Albani. L’accertamento delle responsabilità dell’imputato è ancora in fase dibattimentale.


