di Giorgia Olivieri
La passione per la palestra e i tatuaggi, il lavoro stagionale a Senigallia, qualche serata a Perugia insieme agli amici. Hekuran Cumani, 23 anni, di Fabriano, è stato ucciso nelle prime ore di sabato 18 ottobre a Perugia, nel parcheggio del dipartimento di Matematica. Il cugino, contattato da Umbria24, lo descrive come un ragazzo «tranquillo e dal cuore d’oro, che non cercava casini».
VIDEO – SGOMENTO A FABRIANO: «NON MERITAVA QUESTA FINE»
Chi era «Veramente una brava persona, che di problemi non ne dava e si faceva sempre gli affari suoi», parla così di Hekuran il cugino, quasi coetaneo, anche lui residente a Fabriano. Secondo quanto raccontato dal familiare, il 23enne passava spesso le serate a Perugia, di frequente in compagnia di amici. «Venivano a divertirsi, è sempre andato a Perugia ma non è mai successo niente, perché appunto non era uno che andava a cercare rogna», aggiunge il cugino. Secondo quanto riferisce il ragazzo, è possibile che Cumani nella serata di venerdì avesse partecipato a un evento organizzato dal locale 100Dieci, in via Alessandro Pascoli, a pochi metri da dove è stato ritrovato il suo corpo.
Il racconto Parlando di Hekuran, il cugino racconta che al momento non aveva un’occupazione stabile, ma che d’estate lavorava per la stagione turistica a Senigallia, in un hotel. La vittima risiedeva a Fabriano con la famiglia e lì, nel periodo invernale, svolgeva dei lavori saltuari. Il cugino racconta che Hekuran era appassionato di sport, in particolare frequentava assiduamente la palestra, e che gli piacevano molto i tatuaggi.
Un ragazzo splendido Poche parole dall’hotel Riviera di Senigallia dove Cumani lavorava durante l’estate: «Per noi – dice a Umbria24 il titolare – questo è solo il momento del dolore perché è come aver perso un figlio. Posso solo dire che Hekuran era un ragazzo splendido, senza vizi e dedito al lavoro». Un bravo ragazzo, come raccontano anche a Fabriano dove parlano di una famiglia di lavoratori che vive nel quartiere intorno all’ospedale: «Quando si rompeva il mio telefono – racconta una signora che lo conosceva – lui c’era sempre. Una bravissima famiglia e lui un bravo ragazzo, non beveva, non si drogava, niente; i ragazzi per bene spesso fanno una brutta fine».
