Ragazzi morti incidente Città di Castello

di Enzo Beretta 

È entrato nel vivo davanti al giudice Lidia Brutti il processo a carico di due dirigenti comunali del settore Lavori pubblici del Comune di San Giustino, uno dei quali oggi in pensione, finiti sotto inchiesta per il drammatico incidente stradale avvenuto nella notte del 3 dicembre 2022 lungo la via Umbra, costato la vita a quattro giovani. Quella tragica notte sono morti Natasha Baldacci, che era alla guida, Nico Dolfi, Gabriele Marghi, tutti 22enni e residenti a Città di Castello, e Luana Ballini, 17 anni, di Monte Santa Maria Tiberina. 

Il processo In aula è stato sentito come testimone l’ingegner Francesco Zucconi, consulente tecnico del pubblico ministero, che ha illustrato le conclusioni della propria relazione depositata agli atti dell’inchiesta. Secondo quanto ricostruito la Fiat Punto «percorreva via Umbra con direzione Città di Castello – San Giustino; giunta in corrispondenza dell’intersezione con la via Mattei, in prossimità di una curva sinistrorsa, la conducente perdeva il controllo dell’autovettura che, dopo essere fuoriuscita dalla carreggiata, impattava frontalmente il muro di sostegno del ponte del torrente Valecchio». A seguito dell’impatto, «gli occupanti dell’autovettura decedevano sul posto a causa delle gravi lesioni riportate».

Dinamica Secondo il consulente del pm, una volta uscita dalla carreggiata l’auto «transitava sulla banchina erbosa, entrava con le ruote del lato destro dentro al canale di regimentazione delle acque ed infine urtava contro la spalla del ponte». Un passaggio ritenuto decisivo perché «una volta che le ruote (di destra) si trovano nel canale diviene impossibile reindirizzare l’autovettura verso la carreggiata». 

Velocità La perizia affronta anche il tema della velocità. Utilizzando software di ricostruzione e analisi dei danni l’ingegnere stima che la Fiat Punto procedesse «prima di uscire dalla carreggiata, a circa 90 Km/h» a fronte di un limite di 50 Km/h nel tratto urbano. All’impatto contro la spalla del ponte la velocità sarebbe stata «stimata di 80 Km/h». Tuttavia, viene precisato che «quale che sia stata la ragione della perdita di controllo del mezzo è però evidente che una volta entrata con le ruote di destra nel canale, la conducente non aveva modo di uscirne né di rallentare efficacemente il veicolo».

Infrastruttura Ampio spazio è dedicato alle condizioni della strada e alle responsabilità del gestore. Nella relazione si evidenzia che «il giorno dell’incidente non era presente alcuna barriera di sicurezza a protezione della spalla del ponte», mentre in passato una barriera era installata nello stesso punto ed era stata rimossa dopo un incidente avvenuto nel 2018. Secondo Zucconi «il gestore della strada aveva installato una barriera di sicurezza in prossimità della spalla del ponte» e «in occasione dei lavori di messa in sicurezza del ponte, il gestore della strada avrebbe dovuto provvedere anche all’adeguamento della barriera di sicurezza posta a protezione della spalla».

Conclusioni Il consulente del pubblico ministero arriva a una valutazione netta: «La presenza del solo cartello avente dimensioni 0,2 x 0,8 m, indicante un generico punto critico al di fuori della carreggiata non può in alcun modo essere ritenuto idoneo quale misura di mitigazione del rischio rappresentato dalla spalla del ponte». E aggiunge che «sarebbe stato sufficiente ripristinare la barriera precedente, adeguandola alle normative nel frattempo intervenute, così da mitigare gli effetti di un errore di guida di un automobilista e, con ogni probabilità, evitare le tragiche, ancora una volta, conseguenze». 

I legali e le richieste di risarcimento Gli imputati vengono difesi dagli avvocati Vittorio Betti e Luca Fanfani, i legali di parte civile sono invece Riccardo Vantaggi, Eugenio Zaganelli, Giacomo Bacchi, Federica Capocci, Marco Nicastro, Leonardo Gabrielli e Gloria Cangi che hanno avanzato importanti richieste di risarcimento: le domande complessive dei familiari delle vittime – 18 in tutto – ammontano a tre milioni di euro.

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