Un romeno di 44 anni è stato arrestato nella tarda serata di martedì dagli agenti della questura di Terni con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. Un arresto che per i figli e per la moglie dell’uomo, una sua connazionale di 38 anni, significa la fine di un incubo durato quattro anni. Un incubo fatto di botte, maltrattamenti, ferimenti, posaceneri e griglie di un forno tirati addosso e violenze di ogni tipo. A far ingoiare alla donna quattro anni di vere e proprie sevizie l’affetto per i figli e la paura di perderli insieme alla casa di Borgo Bovio. Un tetto sudato ogni giorno con un lavoro come badante svolto regolarmente presso una famiglia di Roma.
L’arrivo in Italia La donna era arrivata dalla Romania nel 2004, aveva iniziato subito a lavorare regolarmente come badante, come detto, in una famiglia di Roma e, grazie al suo lavoro, era riuscita ad acquistare una casa a Terni dove poter viver tranquillamente con il marito, un suo connazionale, e i due figli minori, un ragazzo di 16 e una bambina di 6. Un sogno che si realizza, il sogno di una vita migliore per sé e per i propri cari. Ma la realtà per la 38enne rumena era ben diversa.
L’inizio dell’incubo L’incubo inizia nel 2006, quando ancora residente a Roma, finisce in ospedale con delle costole fratturate. Due anni dopo, nel 2008, un nuovo ricovero, stavolta a Terni, per una frattura al setto nasale. Poi ancora nel 2009, per una ferita lacero-contusa al braccio ed infine nel settembre 2010, quando finisce in ospedale anche la figlia, colpita alla testa da un posacenere lanciato in direzione della madre. In nessuno degli episodi, la donna decide di sporgere denuncia contro il marito. Ha paura, ha paura di perdere i figli, il lavoro. Decide di andare avanti, sperando in un cambiamento dell’uomo. Ma il 44enne rumeno non cambia. Non riesce a tenersi un lavoro, chiede continuamente i soldi alla moglie, l’accusa di tradirlo con altri uomini e quando litigano, anche in presenza dei figli, a volte anche in stato di ebbrezza, la terrorizza dicendole che se osa lasciarlo o rivolgersi alla Polizia li ucciderà tutti.
Un triste Natale Il giorno di Natale, lo scorso dicembre, l’ennesima lite. Inizia ad insultarla, le lancia addosso una griglia del forno, poi afferra un coltello e cerca di ferirla alle costole, ma stavolta lei è più veloce e riesce a fuggire in strada. Nel frattempo, però, in questura arriva il referto medico dell’ospedale Santa Maria di Terni, relativo al ricovero della donna e della figlia avvenuto a settembre. Gli uomini della seconda sezione della Mobile convocano immediatamente la donna che, finalmente, riesce a liberarsi del peso che l’ha oppressa per tanto tempo. E’ stremata oltre che dalle violenze subite, anche dalla paura di perdere la casa, dato che sono due anni che, pur lavorando, è indietro con i pagamenti delle rate del mutuo
Le indagini Gli agenti avviano subito le indagini, per trovare conferme a quanto denunciato. Raccolgono testimonianze per verificare l’effettiva pericolosità della persona ed eventualmente chiedere le adeguate misure cautelari all’Autorità Giudiziaria competente. Parlano con i figli, che raccontano di come il padre alzava la voce, colpiva la madre con calci e pugni, mandandola in ospedale e di come «fosse sempre lui a cominciare». Per la prima volta, dopo tanti anni, la donna non si sente più sola, finalmente può parlare dei suoi problemi, sapendo di essere creduta, un ispettore le lascia il suo numero di cellulare, dicendole di contattarlo in caso di emergenza, e di fatto, l’emergenza si verifica.
Finalmente l’arresto Martedì sera, alle 22.30, la donna chiama l’ispettore della Squadra Mobile, dicendogli di essere stata picchiata dal marito e di essere fuggita in strada, lasciando però i figli in balia del coniuge. Viene subito mandata sul posto una pattuglia della volante e trova la donna che, spaventata ed intirizzita e con indosso solo un paio di pantaloni ed una maglietta di cotone, racconta di come il marito le abbia sferrato un calcio alla schiena e abbia rotto un vetro della finestra dell’appartamento nel tentativo di colpirla con un posacenere. In questura, poi, racconterà anche di come la stessa sera, l’uomo l’abbia costretta ad un rapporto sessuale nel letto dove lei dormiva con la bambina, minacciandola di morte, in caso di rifiuto, noncurante della presenza della figlia, che apparentemente dormiva.
Divieto di avvicinarsi Oltre all’arresto è stata chiesta una misura di protezione nei confronti della signora, con il conseguente allontanamento dalla casa familiare del marito e il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dai familiari. Verrà anche inviata un’informativa al Tribunale dei Minori per l’adozione di eventuali misure a sostegno e tutela del nucleo familiare.

