Il lago artificiale della diga di Arezzo (Spoleto)

di C.F.
Twitter @chilodice

Sotto il profilo dello stato ecologico, il lago della diga di Arezzo (Spoleto) non ha rivali in Umbria. È un primato inaspettato quello assegnato dai tecnici di Arpa Umbria allo specchio d’acqua artificiale di Spoleto che in termini di qualità ambientale gode di ottima salute, almeno se confrontato con gli altri presenti in regione, a cominciare dal lago Trasimeno e di Piediluco.

L’analisi di Arpa Umbria La valutazione, pubblicata come focus Arpa di novembre, è stata redatta sulla base delle rilevazioni compiute tra il 2009 e il 2012 e come previsto dalla normativa europea interessano in particolare la composizione di flora e fauna acquatica, parametri fisico-chimici di base e sostanze microinquinanti. L’analisi è quindi differente da quella già compiuta a giugno dagli esperti sulle acque di balneazione dei 21 lidi umbri.

«Livelli di inquinanti buoni» Il lungo monitoraggio ha riconosciuto al’invaso della diga di Arezzo (Spoleto) una classificazione di ‘buono’ in relazione sia alla composizione e struttura della comunità fitoplanctonica che alla qualità fisico-chimica delle acque. Un risultato unico nel panorama dei laghi sia artificiali che naturali dell’Umbria, considerando che tutti hanno riportato un giudizio ‘sufficiente’, anche se «il monitoraggio delle sostanze microinquinanti prioritarie non ha evidenziato alcuna criticità e tutti i corpi idrici lacustri monitorati sul punto vengono classificati in stato buono».

Primato per il lago della diga di Arezzo Il primato, però, alla diga di Arezzo (Spoleto) non lo toglie nessuno, tanto che gli stessi tecnici dell’Arpa nella relazione che accompagna l’analisi scrivono: «La valutazione sullo stato ecologico dei corpi idrici lacustri umbri mostra come solo l’invaso di Arezzo risulti in stato ecologico buono, compatibilmente con quanto fissato dalla direttiva quadro europea di riferimento, anche se nessuno dei corpi idrici regionali presenta un elevato grado di compromissione dello stato di qualità».

Trasimeno E infatti si ferma alla sufficienza il lago Trasimeno dove «la significativa produttività algale rilevata nei mesi estivi e il giudizio associato agli elementi fisico-chimici di base (fosforo totale e trasparenza in particolare) classificano il corpo idrico in stato ecologico sufficiente, ma sebbene non condizioni la valutazione complessiva, la comunità ittica rilevata è di buona qualità».

Piediluco, Aia e San Liberato Stesso risultato anche per Piediluco in relazione «sia al giudizio sulla comunità ittica che da quello derivante dagli elementi fisico-chimici di base (trasparenza, ossigeno disciolto e fosforo), mentre la qualità associata alla comunità fitoplanctonica risulta buona pur non influendo sul giudizio complessivo». Sufficienti anche gli invasi dell’Aia e San Liberato «a causa della qualità fisico-chimica delle acque con lo stato trofico complessivo che risulta condizionato, in entrambi i casi, dai valori di fosforo totale e trasparenza che pregiudicano il raggiungimento dell’obiettivo, nonostante la buona struttura e composizione delle comunità fitoplanctoniche rilevate».

Corbara e palude di Colfiorito Non va meglio neanche l’analisi del lago di Corbara, classificato in stato ecologico sufficiente, in virtù del «dei valori molto critici di tutti i parametri rappresentativi del livello trofico e, in particolare, dell’ossigeno disciolto ipolimnico e del fosforo totale». Discorso a parte, infine, per la palude di Colfiorito ecosistema di particolare pregio naturalistico e ambientale, tanto che la natura dell’ambiente «rende i risultati raccolti poco rappresentativi, considerando che la valutazione degli elementi di qualità campionati (fitoplancton e elementi fisico-chimici di base) classificherebbero la palude in stato sufficiente, ma probabilmente più a causa delle caratteristiche ecologiche dell’area umida, piuttosto che a reali impatti antropici».

Arpa Umbria: «Procedure sperimentali e risultati provvisori» Sulle procedure di analisi l’Arpa esprime comunque una serie di perplessità che vanno dall’elevato livello di specializzazione richiesto al personale coinvolto alla complessità e onerosità delle procedure di compiute.«Si tratta di un sistema di valutazione limitato e per molti aspetti ancora in fase di sperimentazione – scrivono – a causa dell’assenza di linee guida specifiche che  rendono difficoltosa la piena attuazione dei contenuti normativi, così come resistono criticità sull’applicazione di indici per lo più tarati su ambienti acquatici appartenenti ad ecoregioni diverse da quella mediterranea. Per questo nonostante l’analisi abbia consentito di approfondire la conoscenza delle comunità animali e vegetali dei nostri laghi, i giudizi elaborati sono di carattere provvisorio, nel prossimo monitoraggio l’impegno di Arpa Umbria – è la conclusione della relazione – sarà approfondire ulteriormente le conoscenze acquisite anche attraverso metodologie più consolidate a livello nazionale».

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