Il carcere perugino di Capanne (Foto Fabrizio Troccoli)

Si è sposato con una giovane tossicodipendente perugina per avere la cittadinanza ma la polizia è riuscita a dimostrare che le nozze erano fittizie e così ha rimpatriato un pusher tunisino con un curriculum criminale da record. Prosegue dunque il programma di rimpatri degli stranieri clandestini pericolosi, disposti dal questore Carmelo Gugliotta.

La banda di via Ulisse Rocchi Mercoledì gli agenti dell’ufficio Immigrazione, diretti dal vice questore aggiunto Maria Rosaria De Luca, hanno proceduto al rimpatrio di uno dei più noti e pericolosi delinquenti abituali che negli anni scorsi avevano trasferito la propria base operativa nell’area adiacente via Ulisse Rocchi nel cuore del centro storico. H.M. di 35 anni era arrivato a Perugia nel 2005, dopo essere sbarcato da clandestino a Lampedusa; in questi anni è stato indagato dalla procura in ben 27 procedimenti penali commessi prima utilizzando le false generalità di un cittadino marocchino, successivamente con quelle di un cittadino algerino.

Spacciatore e aggressivo E’ stato indagato, soprattutto, per spaccio di sostanze stupefacenti in innumerevoli circostanze tra cui più volte nelle note operazioni “Termopili” della squadra mobile. Di carattere rissoso, si è reso costantemente protagonista di liti e zuffe; spesso, ha reagito con violenza ai controlli operati nei suoi confronti dalle forze di polizia, ferendo diversi rappresentanti delle forze dell’ordine.

Le rapine In alcune circostanze ha rapinato con violenza diversi passanti per pochi euro. L’ultimo episodio lo ha commesso il 14 marzo del 2012, quando è stato arrestato dal Reparto prevenzione crimine per rapina, resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale subito dopo aver sottratto, in via Pinturicchio, con violenza 50 euro a un giovane studente universitario fuori sede. Non è più uscito dal carcere, dove nel frattempo gli sono state notificate le pene residue delle precedenti condanne.

Il matrimonio di comodo Per anni ha evitato il rimpatrio grazie a un matrimonio celebrato con una giovane tossicodipendente perugina. Durante la sua permanenza a Capanne, l’ufficio Immigrazione ha lavorato per dimostrare che il suo “matrimonio” non era supportato da effettiva convivenza e, quindi, era privo di efficacia giuridica; nessun impedimento quindi al suo rientro in patria visto che nel frattempo gli agenti hanno anche accertato le sue vere generalità tunisine.

Rimpatriato Alla fine, perciò, il magistrato di Sorveglianza del tribunale di Perugia ha potuto disporre l’espulsione dall’Italia per H.M. come misura alternativa alla detenzione. Con il medesimo provvedimento viene imposto al tunisino anche il divieto di reingresso per dieci anni in Italia. Mercoledì il 35enne è stato prelevato all’uscita dal carcere da tre poliziotti, tra cui un poliziotto di quartiere che lo aveva già più volte arrestato e scortato all’aeroporto di Fiumicino per il rimpatrio. Vista la sua aggressività e la sua pericolosità una scorta di due agenti lo ha accompagnato fino a Tunisi, dove è stato consegnato alle autorità di polizia tunisine.

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