Tribunale di Perugia (foto F. Troccoli)

di Francesca Marruco

Ausili e protesi pagati a peso d’oro. Spesso anche con 1400 euro di differenza sul prezzo reale e con una qualità di molto inferiore. E’ per questo che tredici persone sono state rinviate a giudizio dal gup Carla Giangamboni venerdì mattina nell’ambito dell’inchiesta chiamata ‘protesi d’oro’. Tutti a processo senza l’accusa più pesante, quella di associazione a delinquere, per cui gli stessi pm Mario Formisano e Paolo Abbritti, avevano sollecitato il non luogo a procedere in sede di repliche.

A processo Per tredici persone dunque il processo inizierà il 7 febbraio 2017, ma i reati, che vanno dalla truffa, al falso alla corruzione saranno tutti prescritti tra qualche mese. In particolare, andranno a processo Andrea Semidoro e Giovanni Semidoro, Marcello Bracco, Marinella Biagetti, Silvano Cerri, Alessandro Maria Pio La Medica, Gabriele Cicioni, Sandro Dalla Costa,Bruno Lepri, Giuseppe Manuali, Roberto Nelli, Sauro Piastrelli, Tiziana Prosperetti.

Il ruolo dei medici Secondo l’accusa i medici prescrittori della Asl 2 sarebbero stati corrotti attraverso «ingenti somme di denaro e/o regalie di varia natura per compiere atti contrari ai propri doveri d’ufficio consistenti nel rilasciare certificazioni ideologicamente false poiché concesse in assenza della condizioni legittimanti». I medici averbbero attestato «falsamente negli attestati di avvenuto collaudo di aver accertato la rispondenza degli ausili protesici forniti alle persone assistite con quelli prescritti». I medici avrebbero quindi concesso «favori professionali consistenti nell’indirizzare l’assistito verso l’azienda Semidoro per gli acquisti di ausili protesici, riepilogati su “liste individuali” che venivano periodicamente distrutte dopo la corresponsione della “ricompensa” spettante che veniva consegnata nelle rispettive “buste chiuse”». Secondo l’accusa, avrebbero percepito tra il 4 e l’8 percento del fatturato. I pubblici ministeri, che hanno ereditato il fascicolo dal pm Razzi, hanno parlato degli oltre 130 episodi sospetti messi in fila dai carabinieri del Nas. Episodi in cui sarebbero state pagate fino a 1400 euro di differenza su ausili ortopedici utili a pazienti malati. E per questi episodi il giudice ha ritenuto di dover mandare a processo tutti gli imputati, concordando evidentemente con i pm che hanno parlato di prove evidenti della loro colpevolezza.

L’associazione a delinquere Per l’associazione a delinquere invece, sono stati gli stessi magistrati a chiedere il proscioglimento in sede di repliche. A sollecitare la stessa soluzione era stato anche l’avvocato Nicola Di Mario nella sua arringa e  in una memoria depositata venerdì mattina, in cui aveva scritto che l’accusa «ricorre ad inammissibili esemplificazioni giuridiche per criminalizzare condotte che non presentano alcun segno riconoscibile di rilevanza penale», e «la mera circostanza che una pluralità di illeciti sia stata consumata nell’ambito di una formazione sociale già composta e definita, non costituisce indice rivelatore, nemmeno a livello indiziario, dell’esistenza di un sodalizio criminoso». Insomma si a processo, ma senza l’accusa più pesante e col sollievo- per gli indagati-  della prescrizione dietro l’angolo.