di Maurizio Troccoli
Mauro Bocci, il maestro finito sulle pagine di tutti i giornali per avere messo alla finestra un bambino di colore apostrofandolo come «brutto», dopo avere offeso anche la sorellina, secondo il racconto dei genitori dei bambini, «si è sentito male», spiega il suo legale Luca Brufani, al telefono con Umbria24 «a causa delle pressioni che sta subendo in queste ore per il clamore mediatico di una vicenda travisata». Il legale prova a tracciare il profilo del suo assistito e a spiegare, dal suo punto di vista, quanto accaduto. «Evidentemente non è stato efficace a spiegare le sue intenzioni – dice – e questo è un difetto di comunicazione. Ma le sue intenzioni erano diametralmente opposte alle accuse di razzismo. E’ il suo profilo a dirlo. E’ un padre di due bambini, ha anche una nipotina adottata di altra nazionalità e una certa sensibilità proprio verso i temi che riguardano la sfera umana». Secondo il legale, Bocci, in quella classe, ha compiuto un tentativo di insegnamento proprio contro il razzismo: «In sostanza è come se lui avesse inscenato un film. Ha in sostanza simulato proprio quello che non si deve fare mai. Condividendo poi con i ragazzi l’indignazione che i bambini stessi hanno espresso».
Il profilo Siamo in Umbria, crocevia di culture e, spesso modello di integrazione e, questa scuola è considerata tra i ‘laboratori’ più avanzati in tema di convivenza civile e crescita umana tra persone di etnie differenti. E’ qui che opera il 42enne supplente, in una delle materie che maggiormente si avvicinano alla missione di questo istituto, si occupa infatti dei bambini che non seguono la lezione di religione. «E’ uno studioso, si è interessato di antropologia – dice ancora l’avvocato – e in quanto tale cerca di colorare con originalità ogni forma di insegnamento. Ecco quanto è accaduto. Non si tratta di un esperimento pedagogico poiché questo prevederebbe un iter didattico, ma di una iniziativa personale. Chiamiamola pure una inventiva di un insegnante». L’avvocato tiene a precisare come il messaggio sia stato recepito dai ragazzi. «Il professore ha chiesto scusa – dice ancora l’avvocato – perché con l’effetto della rete e la risonanza mediatica il messaggio che è arrivato è sicuramente negativo. Tuttavia, proprio il fatto che gli studenti erano indignati e per un’ora hanno condiviso con il loro prof il senso di quella indignazione, spiega l’obiettivo che si era prefissato nella simulazione di quella scena».
Ispirato a altro prof Ma dove mai questo prof avrà trovato qualcosa di simile a quanto da lui realizzato? «Si è ispirato a una idea di un professore, credo sia di Ravenna, (qui un articolo di Repubblica su un esperimento a Ravenna ndr.) ma non ricordo con esattezza il luogo e il professore che il mio assistito mi ha indicato. Comunque questo aspetto lo approfondiremo. Si trattava di un prof che con la sua classe ha compiuto una azione, fuori dall’aula scolastica, che Bocci ha considerato simile alla sua e positiva dal punto di vista dell’insegnamento». Intanto mentre ci si chiede il perché per altri 15 giorni il prof sia rimasto al suo posto, senza che l’istituto prendesse provvedimenti, se non dopo il clamore mediatico, ma da parte del ministero, spulciando sul profilo facebook di Bocci si scorgono una sequela di attacchi per quanto emerso. Profili privati da ogni parte d’Italia scrivono nella sua bacheca anche ricorrendo a minacce, oltre che insulti. Tra le altre cose c’è però una immagine che il prof ha condiviso e che non corrisponderebbe esattamente al profilo che il suo legale ha tracciato. Sotto il titolo di monumento all’integrazione una barriera murata. 
