Edda e Chris Mellas lunedì mattina in tribunale per l'udienza (Foto F.Troccoli)

di Ivano Porfiri

Inizierà di fatto il 24 gennaio prossimo l’udienza che vede imputati Curt Knox ed Edda Mellas, i genitori di Amanda Knox, accusati di diffamazione a mezzo stampa nei confronti di alcuni poliziotti della questura di Perugia. Lunedì mattina, nel corso della prima udienza, il giudice Paolo Micheli si è astenuto dal giudizio poiché era stato lo stesso giudice, nella veste di gup, a rinviare a giudizio Amanda per l’omicidio Kercher. Sarà dunque un altro giudice a giudicare i genitori.

Le accuse Curt Knox ed Edda Mellas sono stati rinviati a giudizio per un’intervista apparsa nel 2009 su un tabloid inglese, in cui Curt Knox e Edda Mellas «attribuirono ai poliziotti – si legge nel capo d’imputazione – azioni e condotte difformi dai doveri d’ufficio. In particolare riferivano, contrariamente al vero, che Amanda non era stata assistita da un interprete, che non le erano stati somministrati né cibo né acqua, che era stata “abusata (abused) sia fisicamente che verbalmente” e anche che, “era stata colpita dietro la testa con una manata e minacciata”. Contro i genitori della giovane americana si sono costituiti parte civile cinque poliziotti della squadra mobile della questura di Perugia assistiti dall’avvocato Francesco Maresca, lo stesso legale della famiglia Kercher.

Ghirga: puntiamo molto sulla perizia Intanto l’avvocato Luciano Ghirga, legale di Amanda Knox, a margine dell’udienza di lunedì mattina è tornato a parlare della perizia su coltello e reggiseno che pare aver segnato un punto a favore delle difese: «Se rimane confermata la mancata attribuibilità del dna a Meredith, come abbiamo sempre sostenuto, questo – spiega Ghirga – dà un colpo forte all’arma del delitto».  La perizia sarà oggetto delle prossime tre udienze davanti alla Corte d’Assise di appello di Perugia. «Questo mancato riferimento di Amanda a Meredith sulla lama del coltello – ha detto l’avvocato Ghirga – porta molta molta acqua al mulino della nostra tesi. Questo risultato, se confermato, aiuta ad escludere che quella sia l’arma del delitto. Ci puntiamo molto».

Amanda in aula per l’udienza sul film Pantaloni neri eleganti, maglietta bianca senza maniche, e un volto decisamente più disteso rispetto alle ultime volte: così si è presentata stamani Amanda Knox al tribunale civile di Perugia, per l’udienza in cui la difesa ha chiesto l’inibizione della diffusione del film «Amanda Knox, murder on trial in Italy» in cui si parla dell’omicidio in via della Pergola, durante il quale fu uccisa la studentessa inglese Meredith Kercher. Un difetto di notifica alla casa di produzione Lifetime ha impedito il regolare svolgimento dell’udienza, durante la quale Knox non ha rilasciato dichiarazioni spontanee. Il giudice, Teresa Giardino, si è riservata di decidere sulla data della prossima udienza. Al processo prendono parte anche Google e Youtube, come ha riferito l’avvocato di Amanda, Carlo Dalla Vedova, definendoli «veicoli di distribuzione» della pellicola, acquistabile in Dvd sul sito internet di Lifetime. «L’abbiamo acquistato pure noi», ha reso noto il legale.

Madison: Amanda spera di uscire presto Amanda Knox «spera di uscire, ora ha qualche speranza in più e ci pensa. Ma lo spera da oltre tre anni ormai»: lo ha detto stamani ai giornalisti a Perugia Madison Paxton, amica del cuore della Knox, condannata in primo grado a 26 anni per l’omicidio di Meredith Kercher, avvenuto a Perugia nel novembre 2007. Madison ha avuto occasione di incontrare la giovane di Seattle, detenuta nel carcere di Capanne, dopo il deposito della perizia relativa agli accertamenti genetici sul coltello ritenuto dall’accusa l’arma del delitto, e sul gancetto di reggiseno indossato dalla vittima

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