Il punto più inquinato da polveri sottili della regione si conferma Terni – Le Grazie con ben 57 superamenti dei limiti nel 2014 e già 27 nel 2015. Segue Foligno- Porta Romana con 39 a pari merito con Terni – Borgo Rivo. Sotto i limiti dei superamenti tutte le altre stazioni di rilevamento in Umbria, anche se Terni – Carrara ne ha fatti registrare 32, Narni Scalo 22 e Perugia – Ponte San Giovanni 21. Ogni anno in questo periodo, attraverso l’Indicatore del mese, Arpa effettua un breve bilancio sugli andamenti delle concentrazioni di PM10 e Pm2,5 registrati nella nostra regione nell’anno precedente e durante la stagione invernale appena conclusa (quello delle polveri fini è infatti, come noto, un problema tipicamente invernale).

Sforamenti L’Arpa sottolinea come, considerando la media annua, anche nel 2014 la concentrazione di Pm10 registrata dalle centraline della rete di monitoraggio umbra è risultata al di sotto del limite previsto per legge (40 µg/m3). Il discorso cambia se si prendono le singole centraline. In questo caso, i valori registrati nel 2014 su questo fronte hanno fatto segnare un lieve miglioramento generale, ma il limite di legge (35 giorni /anno) è stato superato a Foligno e soprattutto a Terni. Rispetto al 2013, la stazione di Foligno ha fatto registrare 6 superamenti in meno, mentre Terni “Le Grazie” ne ha fatto registrare 5 in più.

Pm 2,5 Per ciò che riguarda la concentrazione media annua di PM2,5, anche nel 2014 in nessuna stazione della rete di monitoraggio è stato superato il limite di legge ( > 26 µg/m3). Le città con i valori più elevati su questo fronte si sono confermate essere Terni e Foligno, alle quali si è aggiunta Città di Castello.

Sergio Cardinali Sui dati diramati dall’Arpa è intervenuto anche Sergio Cardinali, candidato alle Regionali: «È evidente che per contenere gli agenti inquinanti non basta più bloccare la circolazione delle auto per un paio di mesi all’anno, così come le targhe alterne sono soltanto un palliativo efficace solo quando piove. L’unica soluzione concreta – prosegue – è rivedere le produzioni di inquinanti, modernizzando il sistema produttivo delle industrie, accorciando la filiera, puntando su tecnologie green e soprattutto incentivare mezzi di trasporto alternativi e più economici, solo così si può generare quel cambio di passo che porterà a una nuova concezione di lavoro, ambiente e sostenibilità».

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