di Enzo Beretta e Ivano Porfiri
Sequestro preventivo per le strutture della Cooperativa Piccolo Carro. Oltre alla sede legale e operativa il provvedimento del gip di Perugia riguarda anche quattro comunità educative tra Perugia e Bettona, ed una quinta, residenziale, ad Assisi. E’ ad un punto cruciale l’inchiesta della Procura umbra che nelle scorse settimane aveva già portato all’iscrizione nel registro degli indagati degli amministratori Cristina Aristei (presidente) e Pietro Salerno (vicepresidente): dalle indagini è emerso che sono stati ospitati nelle loro strutture minori con problemi, talvolta anche molto seri, ai quali sono state offerte senza autorizzazioni cure sanitarie di medici, infermieri e psichiatri. «Non è accaduto nulla di eclatante – spiega l’avvocato Mario Tedesco, difensore degli indagati insieme a Massimo Marcucci -. Tutto continua a funzionare come sempre».
Il provvedimento Il gip ha nominato come custode giudiziario il presidente Aristei mentre dei minori con problemi neuro-psichiatrici si occuperà il direttore sanitario della Usl Umbria 1, Pasquale Parise. Inoltre sarà un dirigente della Regione a doversi preoccupare della gestione degli aspetti socio-educativi. In ambienti investigativi vengono raccontati interventi di psicologi, psicoterapeuti e medici che a vario titolo sarebbero intervenuti sulle terapie dei pazienti senza coordinarsi con il servizio pubblico. I giovani, anche attraverso le disposizioni di alcuni tribunali, arrivano da Crotone a Bolzano. La cooperativa, che non ha mai neppure richiesto l’autorizzazione all’attività sanitaria e socio-sanitaria né ottenuto l’accreditamento della Regione, riceveva 400 euro al giorno per ogni ospite mandato lì dalle Usl. Continuare a gestire le pratiche terapeutiche in maniera autonoma – riferisce una fonte – è «pericoloso» per la salute dei minori.
