Giordano Mangano con Urbano Barelli e Francesco Federico Mancini

di Ivano Porfiri

Non si accontenta della protesta, la gente di piazza Grimana. Vuole guardare avanti, oltre i problemi contingenti dello spaccio e del degrado. «Dobbiamo riprenderci la nostra città, abbiamo idee ma i politici si devono svegliare», dicono dall’assemblea convocata dal comitato ‘Piazza Grimana e dintorni’ e tenuta nell’aula magna dell’Università per stranieri. Presenti molte associazioni, residenti e commercianti.

La veduta dall’Arco Ad aprire l’assemblea il saluto del rettore Giovanni Paciullo, non presente, ma che ha voluto mandare un ulteriore segnale di vicinanza con chi si batte per cambiare le cose a piazza Grimana. E l’importanza di palazzo Gallenga, sia come edificio che come istituzione, è stata sottolineata da Francesco Federico Mancini, docente di Storia dell’arte e residente del centro: «Per fortuna abbiamo trovato un mecenate che sta restaurando l’Arco Etrusco (Cucinelli, ndr), ma dobbiamo chiederci: cosa guarderà l’Arco una volta portato a nuovo? Questo luogo è la cartolina di Perugia che gli studenti di questa università portano nel mondo, invece c’è un degrado incredibile».

Sicurezza in primis Secondo Mancini «dopo la prima assemblea, quella del 2 settembre, qualcosa è stato fatto: ora c’è quasi sempre una qualche presenza di forze dell’ordine. Però molto resta da fare e per portare sicurezza la prima cosa è superare il degrado, basterebbe un po’ più di attenzione per tanti piccoli particolari che sfigurano quella che è la seconda più importante piazza della città».

Superare l’indifferenza E dal superamento del degrado è partito Giordano Mangano, il «cioccolataio matto» come si è autodefinito, in verità presidente e punto di riferimento del comitato ‘Piazza Grimana e dintorni’. «L’assemblea del 2 settembre resterà per sempre una cosa a sé, adesso ripartiamo dalle idee». Rivolgendosi ai circa 50-60 presenti ha esortato: «voi siete dei cartelli pubblicitari viventi, dovete andare dagli altri residenti e commercianti e coinvolgerli perché c’è troppa indifferenza».

Noi idee, ma i politici? Secondo Mangano «dopo il 2 settembre ci sono stati segnali, ma gli spacciatori si sono solo spostati più in basso. La cosa che è rimasta è che non si ha una coscienza del centro storico, gli amministratori non hanno la mentalità da capitale della cultura. Noi faremo proposte: illumineremo la piazza, faremo un mercato. Ma loro devono svegliarsi, ci devono dire cosa vogliono fare, se i bus piccoli li vogliono mettere o no, ad esempio. Altrimenti ci mettiamo l’anima in pace. Ma questo non è possibile, Perugia sta perdendo la sua identità, le è rimasto solo il cento storico: se perdiamo anche questo cosa lasceremo ai nostri figli?».