di F. Marruco

E’ stata violentata sette volte dall’ex fidanzato. Sette violenze brutali che si sono consumate nell’estate del 2009, dopo cioè che lei lo aveva denunciato anche per maltrattamenti. Violenze per cui adesso Ben Hamda Abdelkerim, un tunisino di 39 anni, è stato condannato a sei anni di reclusione e al risarcimento di 80mila euro alla sua vittima. L’uomo, che è stato espulso dal territorio italiano per i numerosissimi precedenti penali, soprattutto legati alla droga, che ha collezionato sia col suo vero nome che con gli alias con cui era conosciuto, aveva avuto una breve relazione con la donna che poi lo ha denunciato per le terribili violenze sessuali subite.

In aula In aula, il pubblico ministero Massimo Casucci aveva chiesto per lui sei anni di reclusione. Mentre la parte civile, la donna italiana– tra l’altro dichiarata invalida al 100% per un incidente avuto da bambina – era assistita dall’avvocato Saschia Soli, aveva chiesto 100mila euro di risarcimento. Lui, si legge nel capo d’imputazione, «l’ha costretta a subire sette episodi di rapporti anali, violenza rappresentata dall’afferrarla e condurla in luoghi appartati, nel corso delle quali azioni l’apostrofava “Puttana, tu sei mia quindi mi devi obbedire”, oppure affermando che non la seguiva stando zitta l’avrebbe rimepita di botte».

La denuncia «Sono stata con lui dal 2006 – raccontava la vittima nella denuncia -, ma l’ho lasciato per i maltrattamenti e per il suo stile di vita, visto che era un tossicodipendente. Dopo aver sporto l’ultima querela il suo comportamento è diventato ancora più aggressivo. Infatti ci sono stati diversi episodi di violenza sessuale. Il primo si è verificato circa un mese fa (luglio 2009, ndr) a mezzanotte mentre tornavo a casa, mi ha afferrato da dietro al collo e mi ha spinto in un vicolo buio di via Oberdan, l’ho implorato di lasciarmi andare ma mi ha detto di stare zitta, chiamandomi puttana. Mi ha spinto contro un muro, mi ha calato i pantaloni e mi ha costretto ad un rapporto anale per circa un’ora. Non ho urlato perchè avevo paura mi picchiasse e che usasse il taglierino che ha sempre in tasca». «Pensavo fosse finita li – racconta ancora -, invece una delle prime serate di Umbria Jazz è ricomparso. Mi ha di nuovo costretto verso via Oberdan, mi ha portato di nuovo in un vicolo buio e di nuovo mi ha costretto ad un rapporto anale. E’ stato ancora più violento e nel vedermi soffrire provava piacere». Lo stesso episodio si è verificato per altre cinque volte, fin quando l’ultima volta, la donna che pure era terrorizzata da lui, si è decisa a denunciarlo.

Vittoria Nella denuncia fece mettere nero su bianco che temeva per la sua vita e per la sua salute psicofisica. L’uomo, una volta saputo che lei lo aveva denunciato, le aveva chiesto più e più volte di ritirare la denuncia. Ma lei fortunatamente non lo fece. E questa è stata la sua salvezza da ulteriori episodi di brutalità. L’uomo, almeno per adesso e fin quando la condanna non sarà passata in giudicato, non sconterà un giorno di carcere, e difficilmente la vittima avrà davvero la somma che i giudici hanno stabilito come risarcimento. Ma per adesso c’è la vittoria morale di una giustizia che finalmente le ha creduto fino in fondo.