Il ragazzo condannato

di Fra. Mar.

Gli avvocati del congolese arrestato nel maggio 2013 perché aveva violentato l’allora fidanzata perugina hanno chiesto e ottenuto che il loro assistito venga giudicato con rito abbreviato condizionato al conferimento di una perizia psichiatrica. Secondo i legali Carla Archilei e Francesco Areni, ci sarebbe infatti una incompatibilità tra le condizioni psichiche del giovane e il regime carcerario.

In aula Il giudice Lidia Brutti, davanti al quale martedì mattina si sarebbe dovuto discutere il procedimento, ha accolto a richiesta della difesa e rinviato per il conferimento dell’incarico a un perito. Intanto, la ragazza ha chiesto di costituirsi parte civile con l’avvocato Simone Pillon. Il giovane era stato arrestato in flagranza di reato dai carabinieri, coordinati  dal pubblico ministero Gemma Miliani, che martedì mattina in udienza non si è opposta alla richiesta di perizia.

Il fatto Era stata la stessa vittima a chiamare i carabinieri dopo che lui,  con cui stava insieme da più di un anno,  l’aveva prima violentata e poi massacrata di botte, dopo il suo rifiuto ad un rapporto sessuale. Aveva  aspettato che il suo aggressore si mettesse a letto a dormire, tanto era ubriaco, e poi, protetta dalla porta del bagno aveva chiesto aiuto.  I carabinieri avevano trovato indumenti sporchi di sangue e sangue anche sulle lenzuola e sul cuscino del letto.

L’accusa Il capo d’imputazione che riassume il terrore vissuto da quella giovane ragazza parla di violenza sessuale e lesioni personali aggravate: «dopo averla condotta presso la propria abitazione con minaccia consistita nell’averle prospettato di percuoterla (come in passato aveva già fatto), dunque avvalendosi dello stato di prostrazione e coazione morale ingenerato nella persona offesa, quindi intimandole di spogliarsi e di acconsentire ad un rapporto sessuale, nonché, con violenza consistita nell’averla morsa in più parti del corpo, e nell’averla percossa durante il congiungimento carnale( ed anche subito dopo) consisteva omissis a subire atti sessuali consistiti in un rapporto sessuale completo».

Le botte Non solo, perché «durante la realizzazione dei fatti e anche al fine di realizzarli e vincere la resistenza della persona offesa, mordendola al volto, al collo e in altre parti del corpo, nonché percuotendola con pugni al volto, cagionava a omissis lesioni personali consistite in un trauma cranio- facciale, frattura scomposta dell’orbita sinistra, ecchimosi al naso e alla guancia sinistra, segni di morsi alla guancia destra e sinistra, alla spalla sinistra, al braccio destro e all’avambraccio , alla mano sinistra, dalle quali derivava una malattia ritenuta guaribile in 30 giorni».