Mairjuana, generica

di Fra. Mar.

Due arresti, due domiciliari, un obbligo di dimora e al centro un fiume di marijuana, delle minacce e tanti soldi. Incassati e da restituire. Questi i numeri di un’indagine della squadra mobile di Perugia diretta da Marco Chiacchiera che in circa un anno ha scoperto un giro di spaccio quasi completamente perugino.

Accuse Nei capi d’imputazione si parla di 50chili di marijuana e di debiti contratti per pagare questi maxi carichi di droga. Di minacce serie che un albanese, adesso latitante e ricercato dalla polizia aveva rivolto al giovane perugino che lo scorso anno venne arrestato a Lecce. Le minacce facevano più o meno così: «Dietro a questi soldi ci sono i calabresi che non sentono ragioni», e per queste minacce il perugino 34enne che poi ha denunciato l’albanese si era prestato a simulare il furto di alcune armi.

Le minacce Da lì partì tutto. Ma i poliziotti dell’antirapina e della criminalità diffusa avevano capito da subito che qualcosa non quadrava. Hanno approfondito il tutto, e alla fine, il giovane perugino ha vuotato il sacco raccontando di come si fosse prestato a inscenare il furto di quelle armi perché aveva un grosso debito con l’albanese che nel tempo gli aveva fornito 50 chili di marijuana e che pretendeva di avere indietro circa 40 mila euro. «Se non pagavo – è il racconto del perugino – sarebbero venuti i calabresi di Ponte Felcino a prendermi per menarmi e mandarmi all’ospedale e avrebbero toccato anche la famiglia e qualora fossi scappato, mi avrebbero rintracciato e preso ovunque».

Gli altri pusher Nell’indagine sono poi entrati due fratelli di Passignano, uno finito in carcere e l’altro con l’obbligo di dimora, individuati dagli agenti come spacciatori molto attivi nella piazza del Trasimeno e di Perugia. Che avrebbero fornito«quantità imprecisate» di marijuana ad alcuni spacciatori al minuto, finiti anche loro nell’inchiesta coordinata dal pm Giuseppe Petrazzini.

Personale La misura cautelare, emessa dal gip di Perugia Lidia Brutti, è stata eseguita nei giorni scorsi dagli uomini della squadra mobile. Intanto, lunedì mattina davanti al gip, uno degli arrestati, un perugino di 34 anni ha sostenuto che quelle quantità le aveva prese per uso personale. Anche se nelle intercettazioni, il suo fornitore – il ragazzo di Passignano – gli diceva:«Mi devi dare 5-600 euro, questo mese dello stipendio non mi hai dato un cazzo».