A sinistra Olinto Leandri, a destra il figlio Antonio arrestato per omicidio

di Francesca Marruco

Undici anni e quattro mesi. E’ questa la condanna che ha emesso la Corte d’assise d’appello di Perugia nei confronti del parricida Antonio Leandri che nel novembre del 2010 uccise il padre Olinto con una martellata alla testa, poi lo fece a pezzi e li gettò nelle campagne della provincia di Perugia. La sentenza è arrivata mercoledì mattina dopo una breve camera di consiglio.

Il ricorso   A fare ricorso in appello erano stati gli avvocati di Leandri, Luca Gentili e Claudio Lombardi, in quanto a loro avviso, nel processo di primo rado con rito abbreviato non gli era stata riconosciuta la seminfermità mentale e il gip Carla Giangamboni non aveva applicato la riduzione di pena derivante dalla prevalenza delle attenuanti generiche sulle aggravanti del parricidio, nella massima estensione.

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Nessuna seminfermità  Mercoledì mattina invece in appello, la difesa ha reiterato la richiesta già presentata nel ricorso e anche il sostituto procuratore generale Elisabetta Massini ha in parte abbracciato la tesi della difesa per la questione dell’applicazione della riduzione di pena. Nessuna concessione invece sula seminfermità mentale.

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Fa volontariato  Antonio Leandri, che attualmente risiede alla residenza protetta di Fontenuovo e fa volontariato, era presente in udienza. Quando i giudici hanno letto il dispositivo di è messo a piangere, come già aveva fatto durante la requisitoria del pm nel passaggio in cui ha ricordato il suo rapporto con la madre defunta.

I fatti Leandri era stato arrestato il 12 gennaio del 2010 dopo il ritrovamento di due arti scarnificati in un recinto per cinghiali a Migiana di Monte Tezio. La macabra scoperta era stata fatta da un ciclista di passaggio. Le indagini poi, condotte dagli uomini del nucleo investigativo dei carabinieri di Perugia, avevano portato all’anziano legnaiolo sparito da qualche settimana. Era stato lo stesso parricida a fare denuncia di scomparsa. Da lì alle sue responsabilità, il passo non era stato troppo lungo. Ed era stato lui stesso a confessarlo ai militari con dovizia di particolari. Poi li aveva accompagnati per le campagne indicando loro dove aveva buttato i pezzi del cadavere.

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