«Aumentare le forze di polizia è servito, il centro è stato ripulito, ma finché non si farà chiarezza sui grandi interessi che muovono lo smercio, quello di Perugia rimarrà un problema con tanti morti e pochi colpevoli». Si chiude così «Perugia spacciata», il reportage di Lorenzo Mapelli all’interno della trasmissione Vice di Sky Tg24 andata in onda con il titolo «Perugia tossica», che già prima della messa in onda tante polemiche aveva sollevato in città.
PERUGIA SPACCIATA: GUARDA IL VIDEO
Come è cambiata la città Un servizio che ha cercato di guardare il problema con approccio meno superficiale di altri precedenti. Mapelli ha intervistato il capo della mobile Marco Chiacchiera, il quale ha spiegato che «per alcuni anni si sono avuti numeri pesanti nelle morti per droga ma ora la situazione è cambiata». Chiacchiera ha anche descritto il mercato degli stupefacenti perugino: «I nigeriani hanno in mano l’ingrosso dell’eroina, i magrebini il dettaglio, gli albanesi la coca all’ingrosso e al dettaglio».
La droga in casa Il giornalista ha poi visitato i sotterranei dei palazzi di via del Macello insieme ad alcuni tossicodipendenti, come Matteo, perugino eroinomane da 10 anni: «Mi faccio in casa perché lì mi fa schifo», dice. Per poi andare al Sert, dove la responsabile Claudia Covino afferma che sono 100-150 gli utenti a presentarsi al giorno, di cui una ventina minorenni. Tra le altre testimonianze anche quella agghiacciante di Federica, 15enne che fuma eroina: «Ai miei genitori sembra una cosa tanto lontana e non sanno che ce l’hanno in casa».
Centro ripulito Il reportage mostra come dal centro storico sia pressoché sparito lo spaccio. Ma la droga si trova facilmente telefonando ai pusher e incontrandoli in zona stazione o nei parchi, come Samir: «La droga la compriamo a Napoli, lì comandano gli italiani, qui facciamo come ci pare».
Infiltrazioni Ma il vero tema è il giro più in alto, le organizzazioni criminali. Il coordinatore di Libera di Perugia, Fabrizio Ricci parla delle infiltrazioni criminali e del giro che muove la droga: «Qui come in altre regioni tranquille si reinveste il denaro provento dei traffici illeciti, il caso di Ponte San Giovanni e dell’hotel Gomorra è emblematico».
