di Enzo Beretta
Laura Chiatti, citata in giudizio da una donna ecuadoriana che chiedeva di essere risarcita con 200 mila euro per essere stata «urtata» con la Mercedes Classe B dell’attrice vicino al parcheggio dell’ospedale di Perugia il 17 maggio 2018, vince il processo davanti al tribunale civile di Perugia. Il giudice Ilenia Micciché, infatti, ha rigettato la domanda della badante che è stata condannata a pagare 9.142 euro di spese legali a Laura Chiatti e altrettanti all’assicurazione. «Non ci sono elementi sufficienti per poter formulare un giudizio incidentale che consenta di ravvisare la sussistenza degli elementi costitutivi del reato di lesioni personali stradali – si legge nella sentenza della Prima sezione -. Difetta l’elemento psicologico della colpa in capo alla conducente». Nel provvedimento, di dieci pagine, ci sono anche riferimenti all’«intervenuta prescrizione del diritto al risarcimento del danno».
«Io, scaraventata a terra» Nell’atto di citazione la 59enne ecuadoriana, all’epoca dei fatti 51enne, aveva spiegato che il 17 maggio 2018 «mentre si dirigeva a piedi verso la fermata dell’autobus nei pressi del parcheggio Menghini dell’ospedale di Perugia, veniva urtata dalla parte anteriore della Mercedes Classe B guidata dalla Chiatti» e di essere «stata scaraventata a terra». Secondo la ricostruzione della donna, operata d’urgenza, l’auto avrebbe «proceduto a una velocità sostenuta» e «la ruota anteriore destra le sarebbe passata sulla caviglia».
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Chiatti: «Andavo pianissimo» Ricostruzione dei fatti «radicalmente contestata» dalla Chiatti che, attraverso gli avvocati Giangabriele Binaglia e Carlo Bizzarri, ha «evidenziato le contraddizioni»: «L’impatto non è avvenuto con la parte anteriore dell’auto ma con la fiancata destra. In questo modo il guidatore non avrebbe potuto compiere alcuna manovra d’emergenza a causa dell’improvvisa comparsa laterale del pedone». E prosegue: «Nonostante a meno di 50 metri ci fosse un viale pedonale, debitamente segnalato, la donna ha attraversato la carreggiata in diagonale, senza accertarsi del sopraggiungere dei veicoli, comparendo all’improvviso tra due vetture parcheggiate in sosta a pettine, uno dei quali era un furgoncino bianco particolarmente alto che copriva la visuale, impedendole di scorgere il passaggio del pedone, alta 1.53 metri». La Chiatti «ha precisato che la propria auto avanzava a passo d’uomo, tanto da non esservi segni di frenata sull’asfalto e da non essere stata elevata alcuna contravvenzione».
I carabinieri: «Non c’era tempo per schivarla» Tesi confermate nell’informativa dei carabinieri di Castel del Piano: «A causa della presenza di veicoli posteggiati lungo la corsia, che impedivano la visuale, Laura Chiatti non aveva il tempo di attuare alcuna manovra di emergenza a fronte dell’improvvisa comparsa del pedone, la cui esigua altezza (1.53 metri) non lo rendeva visibile tra i veicoli in sosta». In più «l’assenza di segni di frenata sul luogo dell’impatto depone in senso contrario al superamento dei limiti di velocità lamentati» dall’ecuadoriana. L’informativa – si legge nel provvedimento del giudice – «conclude escludendo di poter ravvisare profili di colpa in relazione alle regole cautelari disciplinanti la circolazione stradale in capo alla conducente Laura Chiatti».
Tutti multati, tranne la Chiatti Per aver camminato sulla carreggiata anziché lungo il viale pedonale la donna ecuadoriana è stata multata; sono stati multate anche le due auto che «arrecavano intralcio alla circolazione stradale» e che hanno «costretto la Chiatti a transitare a ridosso del margine destro della carreggiata». A questo processo hanno preso parte gli avvocati Vittorio Lombardo (per la donna ecuadoriana) e Lietta Calzoni (per l’assicurazione).
