L'auto rubata e quella della polizia

Quattro agenti di polizia feriti e un’auto della questura distrutta. È questo il bilancio del tentativo di fuga di un boss albanese gravato da molti precedenti penali individuato nella notte tra domenica e lunedì fuori da un night club di Ponte San Giovanni. I poliziotti hanno notato un’auto sospetta che è risultata rubata, e quando il boss si è accorto di loro ha ingranato la marcia indietro tamponando violentemente l’auto della polizia e ferendo gli agenti. L’uomo è stato poi arrestato mentre i poliziotti sono stati portati in ospedale per le cure mediche. Fortunatamente per loro solo ferite non gravi.

Chi è Protagonista della notte di follia è un 26enne albanese, K.S., pluripregiudicato, irregolare sul territorio nazionale, senza fissa dimora e con diversi alias, arrestato per tentato omicidio plurimo, resistenza, lesioni e minaccia a Pubblico Ufficiale, ricettazione e possesso ingiustificato di oggetti atti a offendere, mentre l’auto, usata per commettere alcuni dei reati dei quali è accusato, è stata sequestrata e solo dopo gli accertamenti sarà restituita al proprietario. Sulle spalle il 26enne ha molti precedenti per resistenza, inosservanza ai provvedimenti dell’autorità, ricettazione e così via, tutti commessi tra Perugia e Città di Castello

Auto sospetta Tutto è iniziato intorno alle 3.30 quando gli agenti, che erano impegnati in un normale servizio di controllo, perlustrando Ponte San Giovanni hanno notato un’auto sospetta. Comunicando la targa alla questura i poliziotti hanno scoperto che si trattava di un’auto rubata il 5 gennaio, decidendo poi di bloccare ogni via di fuga. Intorno alle 4 gli agenti notano un giovane che recuperata la chiave del veicolo prima nascosta sotto una ruota (con l’evidente e chiaro scopo di non farsi mai trovare in possesso della stessa in caso di controllo) si mette alla guida del veicolo rubato. A quel punto i poliziotti intervengono, provano a fermare il veicolo ma per tutta risposta il conducente accelera e scappa a forte velocità. Dopo qualche chilometro il fuggitivo prova a far perdere le tracce di sé con un pericolosissimo testacoda con il quale, evidentemente, pensa di cambiare direzione di marcia: a quel punto però le volanti riescono ad affiancarlo e a chiuderlo.

Tamponamento Nel frattempo in zona arriva un’altra pattuglia ma il giovane tenta un’altra volta di fuggire ingranando la retro a forte velocità e cercando di investire i due poliziotti. Nella sua folle corsa in retromarcia poi vista l’altra pattuglia decide di colpirla violentemente causando così il ferimento dei poliziotti che però, nonostante le ferite, i calci e i pugni dell’albanese che ha cercato in ogni modo di opporre resistenza, riescono a bloccarlo. Nel parapiglia l’uomo ha anche detto ai poliziotti di avere una pistola e che era pronto a ucciderli. Un parapiglia che va avanti anche durante il trasferimento in questura e durante l’identificazione, nel corso della quale ha sferrato un calcio a un agente. All’interno dell’auto i poliziotti hanno trovato un computer portatile, probabilmente parte di una refurtiva, un manganello telescopico, un piccone e un’enorme mazza, tutti oggetti dei quali il 26enne non era in grado di giustificarne il possesso.

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