di Ivano Porfiri
Cinquanta clienti al giorno a una media di 70 euro al “pezzo” fanno oltre tremila euro, moltiplicati per un mese si sfiorano 100 mila euro. Non si tratta dello stipendio di un super manager o di un politico, ma il giro di spaccio di cocaina di tre ventenni albanesi arrestati dalla polizia. Clienti di tutti i tipi: padri di famiglia, giovani, professionisti, studenti. Un panorama vario ed eterogeneo come la società di oggi, in cui la “bamba” è molto più diffusa di quanto si possa pensare.
Fotogallery: la droga e gli arrestati
Modus operandi A scoprire le modalità di spaccio gli uomini della squadra mobile di Perugia, diretti da Marco Chiacchiera, e coordinati sul campo da Roberto Roscioli. I tre giovani spacciatori avevano scelto di fare base in un appartamento in via della Filanda, nel quartiere di Santa Lucia. Qui ricevevano le chiamate dei clienti, dando loro appuntamento nel piazzale vicino casa o consegnando le dosi a bordo di una auto rossa. A capo della banda c’era Melsi Meziri di 22 anni, coadiuvato dalla compagna Cristina Mihaela Gheorgan di 23 e da Mata Gertjan di 24. Usualmente i due ragazzi ricevevano le chiamate e facevano le consegne, lei si appostava di “vedetta” sul balcone per vedere se c’era la polizia nei paraggi. Quando c’era un sospetto, la banda chiamava il cliente dopo la consegna per assicurarsi che tutto fosse andato bene.
Le indagini e il blitz La polizia per mesi ha raccolto prove, con intercettazioni telefoniche e appostamenti. Stando però sempre molto attenta a non bloccare i clienti per non far saltare l’operazione. Il blitz venerdì scorso, subito dopo che Meziri aveva consegnato cinque grammi a un giovane perugino (denunciato per aver ammesso che aveva acquistato la droga per rivenderla) e due grammi a un altro cliente. Manette per lui e per la compagna, che era in casa dove gli agenti hanno trovato circa 20 grammi di coca. La droga era custodita la lei, fatto provato dal nascondiglio: in un recipiente a cuore in mezzo ad acetone e unghie finte.
Arresti Oltre ai due arresti in flagranza, tutti e tre i componenti del gruppo sono stati fermati a seguito delle numerose prove raccolte nei mesi e confermate da una quindicina di clienti, convocato venerdì in questura e ascoltati. Per i giovani albanesi si sono così aperte le porte di Capanne.
