di Francesca Marruco
Una condanna a sette anni di reclusione, 30mila euro di multa e, come chiesto dai legali di parte civile, atti rimandati alla procura per verificare se esistono gli estremi per una nuova accusa di falsa testimonianza e omissione di soccorso nei confronti di due amici del 21enne di Massa Martana che morì per overdose nel luglio del 2010 in casa dei genitori dopo ore di agonia.
Sentenza La condanna è arrivata venerdì pomeriggio ed è stata emessa dal giudice Daniele Cenci, nei confronti di un tunisino, assistito dagli avvocati Matteo Quagliarini e Donatella Panzarola, e tornato libero dopo essere stato in carcere in virtù di una misura cautelare, poi revocata nel corso del processo di primo grado. L’avvocato del tunisino di 32 anni, senza precedenti per droga prima di questo processo, ha già annunciato il ricorso in appello.
Il ragazzo morì a 21 anni il 16 luglio del 2010 nel giorno in cui avrebbe dovuto lanciarsi col paracadute. Ma per lui la morte era dietro l’angolo.
Atti in procura Due dei suoi amici, che trascorsero con lui i suoi ultimi momenti in vita, rischiano adesso di essere iscritti nell registro degli indagati con accuse molto pesanti: per entrambi infatti, come chiesto dall’avvocato di parte civile Luca Brunelli, si ipotizza il reato di omissione di soccorso, e per uno solo dei due anche quello di falsa testimonianza.
L’indagine L’imputato, che in precedenza era stato anche arrestato e poi assolto per l’accoltellamento di un albanese, adesso non sconterà la sua pena, almeno fin quando non diventerà definitiva. Al momento ha solo degli obblighi di firma. Contro di lui, i carabinieri di Massa Martana, avevano scoperto delle telefonate fatte dal cellulare del giovane deceduto al suo. In particolare, i militari avevano scoperto che prima di iniettarsi la dose, il giovane aveva telefonato tre volte a quel numero, e il suo telefono aveva agganciato le celle di Perugia, dove probabilmente si era recato per comprare la dose. Il tunisino venne arrestato nel novembre del 2010.
