di C.F.
Poco prima aveva anche tentato di rapinare una donna l’uomo che, il 30 gennaio scorso, ha aggredito in centro storico di Perugia una trentaseienne e picchiato selvaggiamente il cancelliere del tribunale di Perugia che era intervenuto in difesa di lei. È stato portato in carcere, dopo la convalida del fermo avvenuta venerdì mattina, il trentunenne congolese considerato dagli inquirenti il responsabile dell’episodio violento consumatosi nella zona dei Tre Archi, dove le ambulanze del 118 hanno soccorso i due.
In carcere In base alle indagini compiute dai carabinieri del maggiore Pierluigi Satriano, è emerso che il giovane, già noto alle forze di polizia e senza fissa dimora, poco prima dell’aggressione alla trentaseienne di nazionalità ucraina e al funzionario di palazzo giustizia, aveva minacciato e tentato di rapinare una donna del telefono cellulare in zona Borgo XX giugno. Il trentunenne, sprovvisto di documenti di riconoscimento, però, non era riuscito nel colpo ed era fuggito verso i Tre Archi. Qui ha quindi incrociato l’altra donna che, senza alcun motivo, ha preso a schiaffi: tra i due, infatti, come emerso fin dalle prime ore, non c’è alcun legame. Ad assistere alla scena il cancelliere quarantaduenne del tribunale che stava andando al lavoro ed è intervenuto per soccorrere la donna, tentando anche di dare l’allarme al 112, senza però riuscirci. A impedirglielo sempre il giovane violento che gli si è scagliato contro con calci e pugni, provocandogli fratture al volto che lo hanno costretto all’intervento chirurgico. Dopo la tentata rapina e la doppia aggressione, il trentunenne si è allontanato dalla zona, riuscendo per alcuni giorni a far perdere le proprie tracce. Con l’acquisizione delle registrazioni delle telecamere di videosorveglianza e le testimonianze fornite sia dalle tre vittime che da alcuni passanti, i militari sono riusciti a identificare il presunto responsabile che è stato poi rintracciato il 4 febbraio scorso. Sottoposto a fermo di polizia giudiziaria, il trentunenne è comparso venerdì mattina davanti al giudice, che ha convalidato il fermo e disposto il carcere.
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