di Francesca Marruco
Probabilmente nessuno si aspettava che la prostituta, che ha denunciato di stupro due carabinieri del comando provinciale di Perugia, non si sarebbe neanche presentata in aula mercoledì mattina per l’incidente probatorio. Avrebbe dovuto riconoscere quelli che secondo lei l’avrebbero costretta ad un rapporto sessuale, e avrebbe dovuto raccontare nuovamente tutto davanti al gip Alberto Avenoso e al pubblico ministero titolare delle indagini Massimo Casucci.
Lei non si è presentata Ma lei non si è presentata. Al suo posto invece sono arrivati i risultati scientifici che escludono la presenza di Dna degli indagati addosso o sugli indumenti che la giovane indossava la notte in cui, secondo il suo racconto, sarebbe stata costretta ad un rapporto sessuale da due militari in divisa. E le evidenze scientifiche lasciano poco all’immaginazione: non c’è Dna del militare che lei ha raccontato l’avrebbe costretta ad un rapporto prima orale poi completo, né nelle sue parti intime, né sui suoi slip o sul salvaslip. Come non c’è traccia di sperma nei cinque tamponi vaginali che le sono stati fatti.
La difesa dei militari «Se effettivamente venisse confermato che i test dello sperma e del Dna sono entrambi negativi- dice l’avvocato Alessandro Vesi che difende i due carabinieri indagati- , sarebbe una circostanza di una gravità enorme, in quanto avendo potuto esaminare il fascicolo relativo all’ incidente probatorio e avendo letto nel dettaglio la denuncia della signora rumena, sarebbero evidente dei contrasti enormi, ove da un alto vi sarebbe quanto dichiarato dalla denunciante e dall’altro risultati scientifici relativi ad accertamenti su DNA che po’chi dubbi lasciano».
La denuncia La ragazza era andata in questura la notte tra l’11 e il 12 marzo scorso dicendo di essere stata costretta a subire un rapporto sessuale da un carabiniere in divisa che l’aveva controllata mentre era con un cliente. Secondo il racconto della ragazza, la pattuglia dei carabinieri sarebbe arrivata mentre lei era con un cliente e dopo averlo mandato via, un carabiniere avrebbe preteso da lei un rapporto, mentre l’altro sarebbe rimasto in macchina ad aspettare.
L’indagine Il pm Massimo casucci li ha iscritti entrambi nel registro degli indagati, uno con l’accusa di violenza sessuale, e l’altro per concorso. Ma alla luce degli accertamenti che stanno via via dando i loro risultati, inizia a delinearsi una storia completamente diversa. La prostituta aveva raccontato dei particolari che le indagini scientifiche smentiscono. E certo il fatto che nel giorno clou non si sia presentata qualche dubbio lo pone.
Nessuna sospensione «La inevitabile e giusta attività di accertamento della verità- ha aggiunto l’avvocato Vesi- ove portasse radicalmente ad escludere la responsabilità dei miei assistiti, che peraltro dal primo istante hanno negato l’accaduto, necessiterebbe un appropriato interessamento dei mezzi di informazione per stemperare e chiarire la massiccia bontà dell’operato delle forze dell’ordine. Tengo a precisare – ha aggiunto infine l’avvocato Vesi -che nessun provvedimento medio tempore di natura ne cautelare ne disciplinare e stato mai applicato nei confronti dei miei assistiti che ribadisco con forza, si sono sempre dichiarati estranei al l’accaduto».
Si torna in aula La ragazza ha mentito? E se si, per quale motivo? Intanto l’udienza è stata rinviata al nove luglio prossimo ed è stato disposto l’accompagnamento coattivo della giovane accusatrice. Forse in quella data potrebbero chiarirsi quelli che per ora restano dei veri e propri misteri.
