Polizia in azione

Aveva anche un fucile da caccia a canne segate il trafficante tunisino arrestato dalla squadra mobile della questura di Perugia a Petrignano d’Assisi. L’uomo era latitante da un anno, e a suo carico era stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere dal gip di Perugia.

Personaggio conosciuto Si tratta del trentenne  Nizar Nefzi, un «personaggio ben conosciuto dalla Squadra Mobile per essere stato a capo di una fitta rete di pusher di piazza che vendevano cocaina ed eroina ad acquirenti italiani nelle zone di San Mariano, Corciano e limitrofe».

Trafficava droga Sin dal suo arrivo a Perugia, nel 2006, proveniente da Udine, Nefzi, secondo quanto riferito dalla polizia, si era inserito stabilmente nel circuito locale del traffico di stupefacenti, quale importatore e distributore di ingenti quantitativi. La droga, arrivava da Napoli in virtù di contatti assidui con fornitori di quella città che l’uomo gestiva personalmente, sebbene all’epoca fosse già stato ristretto al regime degli arresti domiciliari.

Gestiva un’organizzazione Il trafficante assicurava che i carichi arrivassero a Perugia, dopo essere stati messi in sicurezza in un appartamento destinato a ricevere i corrieri ovulatori che restavano nella casa il tempo utile per espellere la droga trasportata. Il tunisino gestiva anche un magrebino “addetto al taglio” e di un “assaggiatore” italiano, dedito al consumo di droga, che doveva accertarsi della buona qualità dello stupefacente importato.

Fingeva una vita normale Per consolidare  il suo radicamento nel territorio perugino ha adottato alcuni escamotage: ha ottenuto un permesso di soggiorno per lavoro subordinato presso una ditta di Udine, attività mai esercitata in quella Provincia, come denunciato dallo stesso datore di lavoro. Ha eluso  i decreti di espulsone emessi da varie Questure nel corso degli anni, mai ottemperandovi, rimanendo sul territorio nazionale con la copertura di connazionali e donne italiane con le quali intratteneva relazioni sentimentali. Nel 2009 si è sposato nella Repubblica di San Marino, consentendo così il rilascio di un “regolare” permesso di soggiorno per motivi familiari che, di fatto, ha consentito allo stesso di restare sul territorio nazionale e continuare imperterrito l’attività di spaccio anche dall’abitazione familiare.

L’ordinanza A suo carico, ci sono quattro pagine di capi di imputazione contenuti nella ordinanza emessa dal  gip Alberto Avenoso su richiesta del pm Mario Formisano che spaziano da innumerevoli episodi di spaccio, importazione, detenzione organizzazione della rete di smercio e gestione dei vari pusher, senza trascurare la detenzione e l’occultamento di una pericolosa arma da fuoco, un fucile da caccia con canne segate, rinvenuto grazie alla testimonianza di un “dissociato” il gruppo criminale.