di Ivano Porfiri
Decine di ragazze in strada, sfruttate per intascare fino a tremila euro a sera. Un giro di prostituzione che, nel giro di poco tempo, è stato calcolato comporre un giro di affari di oltre un milione di euro. E’ questo il sistema portato alla luce da un’indagine coordinata tra le procure di Perugia e Ancona, ma nata e sviluppata a partire da un piccolo giro di spaccio di droga scoperto dai carabinieri di Assisi. Si sono così progressivamente accesi i riflettori su una struttura piramidale con albanesi al vertice, rumeni un gradino sotto e italiani alla base in cui ognuno ha un ruolo ben definito perché tutto il sistema funzioni.
Le misure In totale sono state emesse dal gip di Perugia Alberto Avenoso, su richiesta del sostituto procuratore Giuseppe Petrazzini, 12 ordinanze di custodia cautelare, di cui 8 sono state eseguite e 4 interessano stranieri attualmente ricercati anche all’estero. I dettagli dell’operazione ‘Taxi’ sono stati illustrati dal comandante della compagnia carabinieri di Assisi, maggiore Marco Sivori, e dal comandante del Norm Davide Franco. Le accuse principali, a vario titolo, sono associazione per delinquere, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.
L’indagine Tutto è partito da alcune dosi di droga, “ordinate” da alcune prostitute e portate da coloro che si è scoperto facevano da “fornitori di servizi a 360 gradi” per prostitute e trans. Ovvero tre cittadini italiani, due uomini e una donna, per i quali è stato applicato l’obbligo di dimora. Erano i “tassisti”, cioè per 30 euro al giorno accompagnavano chi andava a vendere il suo corpo e fornivano loro tutto ciò di cui avevano bisogno. Le prostitute li chiamavano per droga, cibo, sigarette, profilattici e loro intervenivano immediatamente, controllando anche che non ci fossero controlli in vista.
I conti della banda Attraverso i tassisti, i carabinieri hanno individuato un giro, nei mesi di indagine, di almeno un centinaio tra ragazze (una minorenne) e trans che vendevano prestazioni sessuali per lo più tra Ferro di Cavallo e Olmo, a Perugia, sia in strada che in casa. Ognuna portava a casa fino a 300 euro al giorno e contando che erano almeno dieci a sera, si arrivava a un incasso di tremila euro. Dei 300 euro (provento in media di 10 rapporti in strada), solo 40 euro restavano alla ragazza, 30 andavano al tassista e il resto finiva all’organizzazione.
I rumeni Il secondo livello della banda era composto, invece, da rumeni. Cinque quelli finiti in manette (tra cui una ragazza, prostituta diventata compagna di uno sfruttatore e salita così nella gerarchia della gang). Il loro compito era reclutare le ragazze, perlopiù loro connazionali, e costringerle anche con la violenza a prostituirsi. Le indottrinavano anche su come comportarsi in caso di controlli delle forze di polizia.
I capi albanesi I capi della piramide, però, erano albanesi e, oltre a decidere le mosse strategiche e gestire il denaro, proteggevano il loro “business” contro bande rivali. Chiamati in caso di emergenza, intervenivano subito e risolvevano ogni intralcio all’attività. Erano poi loro che dislocavano le ragazze tra l’Umbria e le Marche, spostandole sul litorale anconetano in estate e quando c’era pericolo per via di controlli.

In ambito di prostituzione tra soggetti maggiorenni, io mi domando il motivo per il quale a cadere vittime della tratta di persone a sfondo sessuale debbano essere sempre le donne straniere, mentre quelle italiane ne debbano essere quasi esenti, sia in Italia, sia all’estero ed il motivo per il quale i marciapiedi del sesso a pagamento si svuotano durante le vacanze natalizie e pasquali. La risposta è quella che la schiavitù del sesso a pagamento non è molto diffusa.
In ambito di prostituzione tra soggetti maggiorenni, io mi domando il motivo per il quale a cadere vittime della tratta di persone a sfondo sessuale debbano essere sempre le donne straniere, mentre quelle italiane ne debbano essere quasi esenti, sia in Italia, sia all’estero ed il motivo per il quale i marciapiedi del sesso a pagamento si svuotano durante le vacanze natalizie e pasquali. La risposta è quella che la schiavitù del sesso a
pagamento non è molto diffusa.