di Fra. Mar.
Nove donne che si sono costituite parte civile che chiedono complessivamente 200 mila euro di risarcimento. Sono state tutte ammesse dal gup Alberto Avenoso nell’ambito del processo al cosiddetto ‘palpeggiatore seriale’, ovvero l’uomo che per molto tempo ha infastidito donne di ogni età in alcuni angoli della cità di Perugia. L’imputato Claudio Guercini, difeso dall’avvocato Arturo Bonsignore, ha sempre sostenuto di essere innocente, ma il pm Gemma Miliani per lui aveva chiesto e ottenuto una misura cautelare, poi affievolita fino alla più blanda dell’obbligo di dimora.
Eccezione rigettata L’uomo non era presente neanche all’udienza di venerdì mattina, quella in cui l’avvocato Bonsignore ha sollevato l’eccezione di nullità del capo d’imputazione. Il legale ha lamentato di aver subito una lesione del diritto di difesa per aver richiesto le immagini, che immortalano il palpeggiatore in azione, alla procura e non aver ricevuto nulla indietro. Questo secondo l’avvocato gli avrebbe precluso la possibilità di difendersi adeguatamente. Ma il gup Alberto Avenoso, dopo una camera di consiglio, ha rigettato l’eccezione sostenendo che l’avvocato aveva ugualmente possibilità di difendere il suo assistito. L’udienza è stata quindi rinviata all’11 marzo prossimo.
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LA LETTERA DI UNA LETTRICE AGGREDITA
Le aggressioni Il periodo in cui si sono concentrate le azioni è quello che va da fine 2013 a metà 2014. Polizia e carabinieri sono stati a lungo sulle tracce dell’uomo che colpiva a Elce, ma anche in altre zone intorno al centro di Perugia. Le sue azioni criminose sono terminate quando nel luglio dello scorso anno venne interrogato dal pm titolare dell’indagine Gemma Miliani e seppe di essere indagato.
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Personalità negativa Il pm Miliani nella richiesta di misura cautelare aveva evidenziato che la «personalità si colora negativamente valutando la particolare vulnerabilità delle vittime che l’indagato ha “sapientemente” sfruttato, donne costrette a camminare da sole per strada alle prime ore del giorno, impossibilitate a chiedere aiuto a chicchessia, e colte di sorpresa, alla sprovvista, incapaci di reagire. Vittime che si ritiene, come ampiamente già argomentato, l’indagato abbia avuto modo, nel tempo, di prendere di mira, seguendone i percorsi quotidiani e infine aggredendole, aggressioni che, in alcuni casi, sono state realizzate ai danni delle stesse vittime in più occasioni».
