di Francesca Marruco
Domani Bianca e Alina, le due donne che con le loro testimonianze hanno incastrato i tre assassini di Luca Rosi, nonché loro connazionali, compariranno davanti al gip Luca Semeraro, perché verranno sentite con la formula dell’incidente probatorio, come richiesto dalla procura della Repubblica di Perugia.
La prima a parlare fu Bianca, fermata all’aeroporto di Fiumicino dagli uomini del Reparto operativo-nucleo investigativo e insieme a quelli del Ros del comando provinciale dell’Arma di Perugia che hanno arrestato gli assassini del bancario in appena 15 giorni. Erano passati pochi giorni dall’omicidio di Luca Rosi e Bianca era in procinto di scappare in Romania. Per scappare da Iulian Ghiorghita dirà poi ai militari di Perugia.
Decide di collaborare Si perché, una volta bloccata all’aeroporto, Bianca decide di collaborare con i carabinieri e raccontare loro tutto quello che sapeva sulla rapina, l’omicidio, il suo uomo e altri suoi due connazionali. E allora Bianca ha raccontato di come svegliandosi la mattina dopo l’omicidio di Luca Rosi aveva trovato il suo uomo Iulian Ghiorghita e altri due giovani di cui non sapeva i nomi, dormire sul divano di casa sua completamente vestiti, solo con le scarpe tolte. Di come, pur non conoscendo gli altri uomini, non aveva chiesto al suo fidanzato per non metterlo in difficoltà. Di come poco dopo, mentre portava la figlia piccola a fare una visita medica, un’amica le disse della rapina e dell’omicidio e lei collegò subito la cosa a quella strana presenza in casa sua la mattina presto. Bianca ha detto di aver capito tutto in quel momento, e di aver collegato anche la rapina con stupro di Pietramelina di un mese prima al suo uomo. Anche se poi sentirà con le sue stesse orecchie Aurel Rosu rimproverare Iulian Ghiorghita per aver ucciso il giovane bancario «per niente» e non avrà più dubbi.
La fuga Ha detto che é stato a quel punto che ha deciso di scappare all’estero per «sottrarsi» a Ghiorghita, che la donna non ha esitato a definire violento. Ai carabinieri Bianca ha detto di essere stata più volte picchiata e minacciata dal suo uomo. Le diceva che l’avrebbe uccisa se lei lo avesse tradito e se non gli avesse dato un figlio. Bianca non aveva idea che il suo uomo facesse rapine intorno Perugia. Sapeva che era stato in carcere in Romania, ma lui le diceva che «aveva smesso di fare stronzate».
La paura Quindi quando ha scoperto tutto, ha avuto paura e ha deciso di andarsene via in Romania perché Iulian le aveva detto che lui se ne sarebbe andato a Milano. Insieme a Bianca, domani verrà sentita anche un’altra connazionale degli assassini di Luca Rosi, Alina. E’ a lei che Ghiorghita invece ha confessato di aver ucciso il bancario. Lo avrebbe fatto in risposta ad una domanda della donna, che aveva capito come Iulian e Aurel avessero fatto qualcosa di molto grave. Lo intuisce e glielo chiede «Siete stati voi?». «Si l’ho ammazzato io», gli aveva detto Iulian in casa sua. Si perché la donna li aveva anche ospitati dopo l’omicidio prima di sapere cosa avessero fatto.
Le due donne durante le loro testimonianze hanno sempre detto di avere avuto paura dei loro connazionali, per questo i pm titolari dell’indagine hanno chiesto e ottenuto di sentirle in incidente probatorio. In modo da ‘congelare’ le loro dichiarazioni che in questo modo diventeranno prove per il futuro processo. «Sono emersi elementi concreti e specifici che inducono a ritenere che le due testimoni possano ricevere minacce per non deporre o deporre il falso – avevano scritto i magistrati nella richiesta al gip -. Le due testimoni nel corso delle indagini hanno più volte dichiarato di aver paura nel comunicare le circostanze a loro conoscenza in ordine ai delitti per cui si procede. Esse inoltre temono che gli indagati, anche mediante loro familiari o amici, possano far del male a loro o ai propri familiari». E proprio per questo sono diventate testimoni protette. Domani potrebbero trovarsi nella stessa stanza con gli uomini che hanno accusato.
La confessione Anche se ormai anche gli stessi tre uomini del terribile commando che uccise Luca Rosi si sono accusati da soli, confessando tutto alla magistratura perugina. L’ultimo a vuotare il sacco è stato venerdì scorso Dorel Gheorghita, un giovane rumeno incensurato che, secondo il suo racconto avrebbe preso parte alla rapina per l’assenza di un altro componente della banda, il basista che aveva indicato loro l’obiettivo da colpire.
La rapina precedente Anche il basista Catalin Simionescu, è in carcere per un’altra rapina messa a segno con Iulian Ghiorghita e Aurel Rosu: quella in cui una donna di 54 anni venne stuprata da Ghiorghita. Anche in quel caso, lui fece da basista e da autista accompagnando e andando a riprendere i banditi dopo il colpo.
Omicidio assurdo Adesso però la sua situazione potrebbe complicarsi anche rispetto alla rapina con l’omicidio di Luca Rosi. I tre assassini hanno infatti riferito che, oltre aver indicato loro la casa da colpire perché dentro dovevano esserci 450mila euro, doveva prendere 50mila euro dopo il colpo. Invece da casa Rosi se ne sono andati con appena 60 euro, qualche oggetto di valore e un omicidio tremendo e assurdo.

