di Fra. Mar.
Sei mesi di reclusione, pena sospesa. E’ questa la condanna per una giovane ragazza di Mugnano, imputata per omicidio colposo, per essere stata alla guida di una Fiat Multipla che il 6 gennaio del 2009 rimase coinvolta in un incidente in cui morì un motociclista 35enne, Fabio Anselmi, un manager dell’azienda Rucoline, deceduto sul colpo durante il tremendo schianto.
In aula Mercoledì mattina, davanti al giudice monocratico Fortunata Volpe, Francesco Gatti, l’avvocato difensore della giovane imputata, che all’epoca dei fatti era poco più che maggiorenne, ha contrastato la tesi dell’accusa dicendo che i motociclisti, come emerso dalle testimonianze dei compagni di Anselmi, andavano quasi al doppio del consentito lungo una strada con limite a 50 kn/h, e dunque la giovane, che si stava immettendo nella strada che percorrevano i centauri, non si è resa conto che un un batter d’occhio erano arrivati pericolosamente vicini a lei.
La dinamica Talmente vicini che uno di loro riuscì a frenare, mentre Anselmi, in sella ad una Harley Davidson, tentò la manovra, ma la moto si intraversò e finì contro l’auto sulla fiancata destra proprio mentre la giovane si immetteva sulla corsia. Il centauro sbattè violentemente il capo contro la vettura, tanto che il casco venne sbalzato via. La moto si fermò a 23 metri dall’auto, mentre il centauro venne sbalzato a venti metri.
La difesa La giovanissima imputata ha sempre raccontato di aver visto le moto in lontananza, ma di non essersi resa conto del loro arrivo vicino alla sua auto in quella frazione di secondo. « Martina li ha visti, ma ha fatto affidamento su altrui correttezza e prudenza – ha detto l’avvocato Gatti in aula – non pensando che potessero arrivare a quella velocità contro il suo veicolo». Il giudice però, dopo aver ascoltato tutte le parti ha sposato la teoria dell’accusa. Anche se i centauri andavano troppo velocemente per quella strada, l’imputata avrebbe comunque dovuto dare loro la precedenza. Di qui, la sua responsabilità colposa nella morte di Anselmi. La famiglia del centauro si era costituita parte civile con l’avvocato Alfredo Brizioli. Costituzione ritirata quando l’assicurazione ha liquidato alla famiglia della vittima un premio di un milione e mezzo di euro.
