Il tribunale penale di Perugia (Foto F. Troccoli)

di Fra. Mar.

Venne arrestato perché aveva minacciato con un coltello la figlia di dodici anni. Una storia difficile e triste  di un uomo rimasto vedovo con una bambina da gestire e problemi psichiatrici da combattere quella che è stata ripercorsa davanti al giudice monocratico Fortunata Volpe con i testimoni della difesa. L’uomo, oggi sul banco degli imputati per maltrattamenti in famiglia, difeso dall’avvocato Luca Gentili, venne arrestato in flagranza di reato nel 2008.

 Quel giorno fu proprio la bambina a chiamare i vicini di casa perché il padre, armato di un coltellaccio da cucina, non voleva farla uscire di casa e la minacciava. E infatti i vicini di casa lo avevano  trovato in slip col coltello in mano. Ma il calvario della piccola, iniziato con la perdita della madre e continuato con la violenza del padre, iniziava almeno un paio di anni prima.

Quando cioè il padre aveva tentato il suicidio con dei medicinali. Nel capo d’imputazione viene contestato all’uomo di aver « tentato il suicidio ingerendo farmaci davanti alla presenza della piccola», in realtà però, come ha cercato di dimostrare il legale producendo un’informativa dei carabinieri, l’uomo avrebbe affidato la bambina ad una vicina di casa.

Il punto però è che i maltrattamenti erano anche altri, o soprattutto altri. Come viene spiegato nel capo d’imputazione infatti,  avrebbe «maltrattato la minore con percosse continue, minacciando continuamente di appiccare il fuoco all’abitazione, con ingiurie e violenze psicologiche di ogni tipo ( rotture degli arredi di casa e coltelli da cucina branditi senza motivo) lanciandole contro capi di vestiario».