«Un uomo, un sacerdote di grande valore, un intellettuale acuto, un vero perugino, che si è messo a completa disposizione per servire la Parola e il Popolo di Dio». Il cardinale Gualtiero Bassetti con queste parole, pronunciate martedì pomeriggio durante i funerali celebrati in cattedrale, ha ricordato monsignor Elio Bromuri, morto lunedì mattina a 84 anni dopo una lunga malattia. Insieme a Bassetti a presiedere le esequie è stato il vescovo ausiliare Paolo Giulietti, l’emerito Giuseppe Chiaretti, l’arcivescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro Riccardo Fontana e i confratelli dell’episcopato umbro Renato Boccardo, Pietro Bottaccioli, Domenico Cancian, Mario Ceccobelli, Gualtiero Sigismondi, Domenico Sorrentino e Benedetto Tuzia. A concelebrare anche una sessantina di sacerdoti e religiosi. Presenti anche due sacerdoti delle Chiese ortodosse, alcuni rappresentanti di altre confessioni cristiane e l’imam di Perugia. Fotogallery: i funerali
Ho avuto fame, ho avuto sete Tra amici, parenti e autorità in tanti si sono stretti quindi intorno a don Elio, come affettuosamente veniva chiamato da tutti colui che per 30 anni ha diretto il settimanale cattolico La Voce. Bassetti nell’omelia ha ripercorso i passaggi più importanti della vita di don Bromuri, «che per 62 anni ha servito la Chiesa e il popolo di Dio fondando il suo lungo e proficuo ministero sacerdotale sulla carità». E non è stato un caso, come ha evidenziato il cardinale all’inizio dell’omelia, che «don Elio, durante la notte che per lui ha preceduto l’alba dell’incontro con il Signore, ripeteva con un filo di voce e tra sofferenze che si facevano sempre più acute: “Ho avuto fame, ho avuto sete…”».
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L’amore «Sono le parole che – ha detto Bassetti -, nell’ultimo giudizio, ciascuno di noi udrà direttamente dalla bocca di Dio, creatore e giudice di tutta l’umanità. Stupenda sintesi di una vita donata con generosità. Di fronte a tali parole – assolutamente prive di moralismo – la coscienza di ogni uomo potrà trovare solo una delle due possibili risposte: “l’ho fatto” o “non l’ho fatto”. Non ci saranno vie di mezzo né giustificazioni. E nessuno potrà dire: “non lo sapevo”. Quante volte don Elio avrà meditato in cuor suo questo brano del Vangelo; quante volte, scendendo a piedi dalla piazza grande fino a Sant’Ercolano, la “sua” chiesa, gli sarà capitato di leggere questa sentenza incisa sugli architravi delle finestre del Palazzo di giustizia, un tempo ospedale della Misericordia: e tante volte ne ha scritto, per mettere in guardia sul fatto che al cospetto di Dio null’altro avrà valore se non l’amore praticato e vissuto».
Con gli studenti Bassetti ha ricordato il lungo impegno a fianco degli studenti universitari, «per i quali ha procurato un luogo di riferimento e di accoglienza nell’antico palazzo dell’Opera Pia Marianna Paoletti, nel cuore di Perugia»; studenti anche di altre idee e religioni: uno spirito del dialogo che si incarna nell’esperienza del Centro ecumenico universitario San Martino in via del Verzaro, la cui attività prosegue ancora, senza soste, da più di cinquanta anni. «Con raro equilibrio – ha detto ancora il cardinale – ha diretto il settimanale La Voce, organo informativo delle diocesi umbre, di contenuto non solo religioso. I suoi articoli “di fondo” sono stati per decenni, fino all’ultimo, una lucida lettura della complessità del mondo in cui viviamo, e tali rimangono, attualissimi anche se letti a posteriori». «Parafrasando una frase di Paolo VI circa la Chiesa – ha detto avviandosi verso la conclusione, possiamo dire che anche il nostro don Elio è stato un “esperto in umanità”».
L’intellettuale e il giornalista Al termine delle esequie hanno voluto ricordare don Elio anche alcuni amici e collaboratori, come i docenti Annarita Caponera e Carlo Cirotto e la giornalista caporedattrice de «La Voce» Maria Rita Valli. «Don Elio – ha detto quest’ultima – aveva rispetto assoluto per le persone, ascoltava e dialogava molto e non si è mai imposto. Non comandava nessuno, come non voleva apparire o essere in prima fila. Era sempre alla ricerca della verità e diceva spesso che c’era una “gerarchia della verità”. A don Elio gli interessava la fedeltà totale a Dio e comunicava il Vangelo ovunque nel rispetto delle idee altrui. È stato tessitore e maestro di dialogo anche attraverso la sua attività giornalistica, abbattendo non pochi pregiudizi».
