di F.M.
A Perugia è scattata la nuova ordinanza anti prostituzione. Adesso chi verrà beccato a parlare con le lucciole lungo le strade perugine rischia una multa fino a 450 euro. Basterà scambiarci qualche parola e che qualcuno lo veda. Servirà infatti la flagranza. Le multe potranno essere fatte, oltre che dalla polizia municipale e dalla provinciale che nei prossimi giorni faranno dei specifici servizi, anche da polizia, carabinieri e guardia di finanza.
Le zone Nell’ordinanza del Comune sono indicate una per una le strade in cui i clienti non possono fermarsi a parlare con le lucciole. A partire dalla famigerata zona di Pian di Massiano, la zona dello stadio Curi, via Cortonese, viale dell’ingegneria. Nella zona di Madonna Alta saranno off limits via Bellocchio, via Mentana, via Caprera, via Martiri dei Lager, e poi via Mario Angeloni nella zona di Fontivegge, via Sicilia, via Canali e via del Macello. Da Fontivegge alla Pallotta, l’ordinanza vale in via Palermo e in via Campo di Marte.
Anche a Ponte San Giovanni Non poteva mancare la via Trasimento Ovest, e nella zona tra Ferro di Cavallo e Olmo anche via Fra Giovanni da Pian di Carpine e via Firenze. Anche la zona di via Settevalli è ovviamente compresa nell’ordinanza con via Piccolpasso, via Settevalli, via Dottori, via Penna e via Barteri. La novità è che in questa ordinanza è compreso anche Ponte San Giovanni con via Manzoni, via Catanelli e via Adriatica.
Lucciole? Chi proverà a dire che magari non si era reso conto di parlare con una prostituta rischia lo stesso la multa. L’ordinanza infatti, oltre ad inquadrare come multabili i clienti traccia un disegno ben definito delle lucciole: «chi permane lungo le strade ai fini della prostituzione, assume atteggiamenti congruenti allo scopo di offrire prestazioni sessuali, indossa abiti idonei a manifestare l’intenzione di adescare al fine di meretricio e che offendano il pubblico pudore».


Posso sottolineare che queste Ordinanze devono rispettare i principi generali dell’Ordinamento, tra i quali i concreti pericoli che devono contrastare, senza una generica relativa definizione e soprattutto non possono registrare indirettamente le donne che esercitano la prostituzione o sospettate tali come previsto dall’articolo 7 della Legge 75/1958 “Merlin”.