Carabinieri al lavoro (foto Fabrizi)

Ha legato la madre, minacciandola di darle fuoco insieme alla sua casa. Un 25enne perugino è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona ed estorsione. La persecuzione alla donna andava avanti da tempo, ma gli ultimi fatti risalgono ai giorni intorno a Natale. Così, raccolte le prove, nei giorni scorsi sono scattate le manette.

L’arresto I carabinieri di Ponte San Giovanni, dando esecuzione all’ordine di cattura emesso dal Tribunale di Perugia, hanno tratto in arresto L.C., 25enne perugino, celibe, nullafacente, pregiudicato. Le gravi accuse sono di maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona ed estorsione, commessi ai danni della madre, 55enne, vedova e pensionata.

La denuncia La donna aveva sporto denuncia ai carabinieri agli inizi di dicembre, raccontando le reiterate aggressioni subite da parte del figlio, che nel tempo si sono progressivamente aggravate, anche a causa dell’uso di stupefacenti, e specificando che ultimamente la convivenza era divenuta intollerabile: il ragazzo la perseguitava con episodi di lesioni, violenze e minacce, spesso per avere da lei i soldi della pensione.

Vita nel terrore La 55enne  viveva in una condizione di terrore continuo, anche se il giovane aveva lasciato l’abitazione materna poco tempo prima. Il ragazzo, infatti, continuava a cercare la madre, prima avvicinandola con modi amorevoli, poi cambiando improvvisamente atteggiamento, passando ad aggressioni verbali e fisiche, culminate nell’ultimo episodio.

Legata e minacciata La donna, alla vigilia delle festività natalizie, dopo essere stata costretta (con minaccia) a raggiungere il figlio presso la propria abitazione, è stata legata, immobilizzata e trattenuta sul divano con un filo, quindi aggredita fisicamente dal 25enne che, minacciandola di morte dandole fuoco insieme alla casa. Le diceva di essere malvagia e di averlo cacciato di casa (cosa non vera), per poi chiederle il denaro che aveva nella borsa. Solo dopo aver avuto i soldi, ha liberato la madre.

Gravi sopraffazioni I carabinieri hanno quindi raccolto una serie di prove consegnandole alla procura della Repubblica da cui emerge un quadro di «gravi sopraffazioni poste in essere in danno della donna divenuta succube del figlio, produttive di gravi sofferenze fisiche e morali, chiedendo l’arresto del responsabile di siffatta grave condotta delittuosa». Pertanto, su mandato del gip, i carabinieri hanno posto fine all’odissea della donna.

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