Polizia in azione (foto archivio Fabrizi)

Ha approfittato del fatto che lei aveva lasciato inavvertitamente il telefonino su un divano del bar nei pressi di corso Vannucci, e si era alzata per qualche minuto. Ma la ragazza, tornata al suo posto, non ha tardato ad accorgersi che il suo cellulare non c’era più. Così, ha chiesto aiuto al titolare del bar, che, grazie alle immagini registrate dal suo circuito interno di videosorveglianza, le ha indicato un ragazzo albanese come responsabile della sottrazione. Alla richiesta di spiegazioni, M.R., anno 1989, sotto l’effetto dell’alcool, si è mostrato subito aggressivo nei confronti della derubata, trattandola male.

La polizia La ragazza ha allora chiamato il 113 e, all’arrivo di una pattuglia della squadra volante della questura di Perugia diretta dal commissario capo Adriano Felici , l’albanese ha rincarato la dose, minacciandola di morte se lo avesse denunciato. Neppure la presenza degli operatori è servita a calmarlo: al contrario, il ladro ha subito cercato lo scontro fisico, costringendoli ad ammanettarlo.

Il finto malore In seguito, mentre veniva condotto in Questura, M.R. ha giocato il tutto per tutto: ha infatti finto un malore e, nell’attimo in cui l’agente ha aperto la portiera dell’auto per verificare le sue condizioni, ha tentato di fuggire. Per fortuna, l’equipaggio della volante è riuscito prontamente a bloccarlo: ne è nata una colluttazione in cui un agente ha riportato una contusione e distorsione di un dito della mano destra, giudicate guaribili in cinque giorni. Per il giovane albanese, una denuncia per furto, minacce e resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

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