L'ospedale di Perugia (foto U24)

di Francesca Marruco

Per la procura della Corte dei Conti di Perugia, avrebbe violato il vincolo di esclusività del rapporto di lavoro con l’università di Perugia e con l’azienda ospedaliera e per questo avrebbe provocato un danno erariale di 300 mila euro. Cioè quello che il professor Giancarlo Di Renzo ha percepito come indennità di esclusività dal gennaio del 2007 al luglio del 2010. Soldi che adesso il procuratore Pasquale Principato chiede indietro al luminare della ginecologia.

La difesa Ma il suo avvocato Alberto Franchi, mercoledì mattina davanti ai giudici di via Martiri dei Lager, ha innanzitutto ricordato che il professor Di Renzo è stato prosciolto da un gup del tribunale penale, e poi che, in realtà, lui il vincolo di esclusività non lo ha affatto violato perché al di fuori dell’ospedale di Perugia, non ha esercitato alcuna attività medica. ( Anche se la procura sostiene il contrario). Semmai, ha spiegato il legale, ha ricoperto cariche amministrative, ma che comunque non gli hanno portato via troppo tempo.

La presidenza E quindi, il ruolo di presidente della Euromedica di Gubbio, «che il professore – distratto come tutti gli studiosi – ha firmato senza capire bene cosa fosse», ha detto il suo avvocato, «lo ha occupato per un tempo limitatissimo nel corso dell’anno e non era neanche un incarico retribuito». E la spiegazione sul perché il luminare della ginecologia, che, come sottolineato dal suo legale, «va nelle università di mezzo mondo a spiegare i parti plurigemellari», abbia accettato quella carica è presto detto: «Era per riportare l’utenza eugubina verso il Santa Maria della Misericordia perché sempre di più le donne della zona andavano a partorire nelle Marche».

Sanzione spropositata Ed è per questo quindi che al professore, direttore della clinica universitaria di ostetricia e ginecologia dell’ospedale Santa Maria della Misericordia e professore associato di ginecologia e ostetricia nella facoltà di medicina e chirurgia per il settore scientifico presso l’università degli studi di Perugia, non deve essere chiesta la restituzione delle indennità dal 2007 al 2010, «perché sarebbe una sanzione punitiva sproporzionata» o in subordine, ha suggerito il legale, il conteggio dovrebbe essere fatto tenendo conto solo del tempo che lui ha dedicato effettivamente all’altra società.

La magistratura contabile Ma la procura non è di questo avviso e nell’atto di citazione, richiamando una sentenza toscana in cui si specifica che non impota di che natura sia l’altro incarico oltre quello in esclusiva,  sostiene che «il professor Di Renzo non solo ha assunto l’incarico incompatibile di amministratore delegato e presidente del consiglio di amministrazione dell’Euromedica Srl di Gubbio, ma nel periodo di riferimento ha altresì effettuato nel predetto centro attività medica a titolo oneroso (come da fatture di consulenza del 7 e 27 agosto 2007, 12 e 27 febbraio 2008 ed infine 19 marzo 2008) percependo quindi in modo improprio il compenso relativo ad attività esclusiva dell’Università degli Studi di Perugia in convenzione con l’Azienda Ospedaliera di Perugia».

I conti Quindi, «il professor Di Renzo – mette nero su bianco la procura contabile che ha iniziato a indagare dopo una relazione della Asl 1 – pur essendo in regime di rapporto di lavoro esclusivo, ha esercitato un’attività privatistica presso strutture private proprie o comunque a lui riferibili, con ciò determinando un danno patrimoniale all’A.S.L. di Perugia e all’Università degli Studi di Perugia, consistente – per entrambe le indicate Istituzioni pubbliche – nella differenza tra la retribuzione in misura intera percepita e quella ridotta effettivamente spettante, qualora il professor Di Renzo (che aveva optato per il “regime a tempo pieno”) fosse stato posto, a richiesta, in “regime a tempo definito”». Adesso non resta che attendere la decisione dei  giudici.

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