Pubblichiamo la lettera di Lorenzo Sepicacchi e Nadia Antonini Sepicacchi, famigliari di Mario Sepicacchi, meglio noto in città come «Centovasche». Sepicacchi è morto lunedì a 58 anni ed era una figura molto conosciuta e amata in città. I funerali si sono tenuti mercoledì nella chiesa parrocchiale di Monteluce e la salma è stata tumulata nel cimitero di Cenerente.
Abbiamo accompagnato Mario Sepicacchi al cimitero: i perugini lo chiamavano «Centovasche». La famiglia, con queste poche righe, vuole rendere omaggio alla città di Perugia, la nostra città. Per 35 anni, tanto è durato il viaggio di Mario nelle «vasche» di Corso Vannucci, la città lo ha accolto e protetto. Centinaia di giovani studenti lo hanno conosciuto, i commercianti del centro storico lo hanno accolto nei loro negozi ed esercizi , gli autisti degli autobus lo hanno aspettato, i vigili urbani e le forze dell’ordine lo hanno con discrezione tutelato e Mario, senza mai essere molestato o deriso o scacciato, ha vissuto la sua città con la mitezza che lo contraddistingueva. Tutto questo è stato possibile per due fattori fondamentali che hanno caratterizzato, e speriamo che sia sempre così, la qualità della vita a Perugia ed in Umbria: la solidarietà che produce inclusione e la qualità dei servizi psichiatrici umbri. La sua famiglia lo ha amato ma nella sua strada ha trovato tante persone che gli hanno voluto bene e senza di loro la vita di Mario non sarebbe stata così dignitosa. Un grazie corale ai medici e agli operatori dei servizi psichiatrici e delle cooperative che lavorano con loro, agli abitanti e commercianti del centro storico, ai medici e gli infermieri delle strutture che lo hanno avuto in cura negli ultimi difficili mesi della sua vita. Grazie a tutti coloro che hanno donato sangue per lui ed infine un grazie ai suoi amici Giulio e Luca che lo hanno assistito amorevolmente e ai giornalisti che con parole lievi e gentili lo hanno voluto ricordare. Un augurio: che questa nostra città non perda mai il senso del rispetto per il diverso e che continui ad essere la città civile e splendida che vogliamo che sia.
