di Francesca Marruco
La chiudeva in casa quando lui usciva perché temeva che potesse «essere contagiata dai costumi occidentali». L’aveva anche «dissuasa dall’apprendere compiutamente la lingua italiana». Lui avvea perso il lavoro già da qualche anno, ma non si era adoperato per trovarne un altro e i sussidi economici che gli venivano dal Comune li buttava in alcol e videopoker al bar. Per questo, i motivi di tensione dentro casa con la moglie e i due figli non mancavano mai.
Buttata fuori dall’auto In due occasioni in particolare, l’uomo, un 38enne marocchino per cui iizierà giovedì l’udienza preliminare, aggredì molto violentemente la moglie. Il primo episodio avvenne nel 2010 :«durante una passeggiata in auto – si legge negli atti – era sorta l’ennesima discussione tra i coniugi, sempre legata all’inerzia dell’uomo nella ricerca di un lavoro, quando, giunti in un luogo isolato, l’uomo l’aveva scaraventata fuori dall’autovettura. La donna, dopo una iniziale fuga, era stata raggiunta dall’indagato, che l’aveva percossa in varie parti del corpo con calci e pugni, sino a che la persona offesa era riuscita a sottrarsi all’aggressione del marito, fuggendo e riuscendo a contattare la sorella».
Ti ammazzo Un altro bruttissimo episodio si verificò nel 2012. «La donna – si legge agli atti dell’indagine – si era trovata sola con il marito, armato di coltello, nella camera da letto dell’abitazione, a luc spenta ( così essendole stato imposto dal marito), percepita la presenza dell’arma, aveva chiamato il gihlio, in presenza del quale l’uomo l’aveva minacciata dicendo “quando ti ucciderò, ti farò a pezzi e butterò il tuo corpo nel lago tanto in questo paese la pena per un omicidio è limitata a tre anni di reclusione e per te ne varrebbe la pena».
Denunciato Il clima di terrore in casa era talmente pesante che «la donna la sera si chiudeva in camera con i figli per paura di lui». Poi una volta, approfittando dell’assenza dell’uomo dall’Italia, si decise a rivolgersi agli assistenti sociali. Così insieme ai bambini venne trasferita in una struttura protetta. L’uomo, difeso dall’avvocato Antonio Cozza comparirà ora davanti al giudice per l’udienza preliminare di Perugia con l’accusa di maltrattamenti.
