di Fra. Mar.
«E’ stato scioccante trovarsi nel portone della propria abitazione intrappolati con le mani addosso di uno sconosciuto che avrebbe potuto fare qualunque cosa». Lo aveva affermato una delle 42 vittime aggredite dal palpeggiatore seriale che negli ultimi anni era diventato un incubo per le donne a Perugia, per cui giovedì mattina è iniziata l’udienza preliminare davanti al gup Alberto Avenoso.
Rinviata Iniziata e subito rinviata all’11 dicembre prossimo per un difetto di notifica ad una delle tante parti offese. Tutte quelle donne che per le strade di Perugia, sono state molestate da quello che secondo la procura è il maniaco: il pasticcere 47enne Claudio Guercini che ha scelto di non presentarsi in aula forse per non correre il rischio di incrociare le sue vittime. Donne di ogni età, che giovedì mattina erano in fila fuori da quell’aula in cui si aspettano di trovare un po’ di giustizia per aver subito attacchi tanto vili.
Vittime Tra loro c’era anche la consigliera comunale del Pd Manuela Mori, anche lei vittima del palpeggiatore. Ma c’erano anche giovanissime, che devono aver avuto una paura terribile ad avere addosso le mani di un uomo di mezza età. Alcune tra le 42 vittime sono anche state aggredite due volte a distanza di mesi. Alcune il maniaco le individuava poco prima di agire, altre le controllava e dimostrava di conoscere i loro spostamenti.
20 anni fa L’uomo era inoltre già stato denunciato nel 1993 per ‘libidine violenta’. In pratica, già 20 anni fa aveva molestato una donna, allo stesso modo. «Il racconto della vittima – scriveva il pm nella richiesta di misura cautelare -, rafforzato da quello della testimone di allora, non è altro che la copia esatta delle aggressioni avvenute ai nostri giorni».
Impulsi incontrollabili «La serialità degli episodi – scriveva ancora il pm Gemma Miliani che aveva coordinato la lunga e complessa indagine di polizia e carabinieri – commessi nelle pause della sua mattutina attività di consegna dei prodotti di pasticceria consente di ritenere che tali fatti siano realizzati per un impellente bisogno di soddisfare i propri impulsi, non controllabile, che l’indagato ha sfogato su un numero “impressionante”di vittime, segno questo di una totale incapacità di controllo dei propri impulsi e stimoli cui il medesimo appare completamente in balia».
Udienza preliminare Adesso per lui, assistito dall’avvocato Arturo Bonsignre, che ne ha semrpe sostenuto l’innocenza, inizia il cammino verso il processo. O verso una sentenza più veloce nel caso in cui dovesse scegliere un rito alternativo. Certo è che a chiedere giustizia questa volta sono un piccolo esercito di parti offese. Un piccolo esercito di donne violate che hanno bisogno di essere moralmente risarcite almeno con un po’ di giustizia.
