Ospedale Santa Maria della Misericordia (foto F. Troccoli)

Dal novembre del 2010 all’ottobre del 2012 ha messo a segno almeno 30 furti tra le mura dell’ospedale di Perugia. Era diventata il terrore dei degenti che si ritrovavano derubati di contanti e preziosi solo per essersi allontanati un po’ dal loro letto. Per questo, al termine di accertamenti dei poliziotti del posto fisso di polizia del nosocomio, A.A., 34enne perugina, è stata arrestata in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere del gip Carla Giangamboni di Perugia emessa dopo la  richiesta del pubblico ministero Mario Formisano.

Indagini L’indagine era stata avviata dagli agenti in servizio presso il Posto Fisso presso il Santa Maria della Misericordia già nel novembre del 2010 quando si era registrato un sensibile incremento dei furti in corsia,  fino a quel periodo sporadici, in danno di degenti e loro familiari. Dalle denunce presentate poi si era notata qualche analogia che ha subito indirizzato le indagini verso una donna, abitualmente presente nel racconto dei derubati.

Riscontri Dall’incrocio delle descrizioni dei testimoni con quelle dei filmati della videosorveglianza che registrano gli accessi al nosocomio è stato possibile agli agenti identificare l’abile “ladra”, peraltro personalmente conosciuta dagli operanti per il suo “curriculum” di persona dedita abitualmente ai reati contro il patrimonio; in alcuni casi le vittime hanno anche immediatamente riconosciuto l’indagata dalle foto in possesso della polizia.

Arrestata Con queste metodologie si sono acquisiti importanti riscontri circa la responsabilità dell’indagata per 30 furti commessi,  dall’ottobre 2010 al novembre 2012,  all’interno del nosocomio  nei quali la donna  è riuscita ad impossessarsi delle borse, dei portafogli e degli oggetti di valore lasciati temporaneamente incustoditi nelle corsie dai pazienti o dai loro familiari.

Il complice Gli indizi raccolti, il numero dei reati commessi e le circostanze aggravanti, che ascrivono gli episodi delittuosi al reato di furto pluriaggravato hanno influito sull’emissione della custodia cautelare. La donna aveva probabilmente anche un complice, qualcuno che non entrava in azione con lei, ma restava a guardare e la avvisava dell’arrivo di qualcuno. In un paio di casi sarebbe anche stato individuato.

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