di Fra. Mar.
Un anno e quattro mesi di reclusione, e una multa da 200 euro. E’ questa la condanna decisa dal collegio del tribunale penale di Perugia presieduta da Daniele Cenci nei confronti di un uomo accusato di sfruttamento della prostituzione nei confronti della moglie e della nipote di lei. Il pubblico ministero Angela Avila aveva chiesto una condanna a due anni di reclusione e 5000 euro di multa.
Le dichiarazioni L’uomo, un perugino cinquantenne, difeso dall’avvocato Alessandro Vesi, ha preso la parola prima della discussione in aula: «Non ho mai saputo che mia moglie si prostituisse – ha detto – e non ho mai visto tutta questa disponibilità economica di cui si parla. Anzi quando andavamo fuori o in vacanza, pagavo sempre io. Inoltre, dopo qualche mese dall’intervento della polizia, siamo tornati insieme e siamo ancora felicemente sposati». Insomma lui, di quell’appartamento di via Sicilia affittato a nome suo dove la moglie e la nipote si prostituivano, dice di non saperne nulla.
La requisitoria Ma il pm Angela Avila ha ricostruito una diversa verità: «A dimostrare che non è vera l’innocenza dell’uomo, c’è tra l’altro, il fatto che in occasione di un controllo da parte dei carabinieri in un immobile in cui le due donne si prostituivano, è arrivato l’imputato». Secondo quanto riferito dal magistrato, in occasione degli accessi della polizia giudiziaria negli appartamenti in cui avveniva la prostituzione, vennero anche trovati dei block notes dove erano annotati i guadagni di ogni giorni fino a un anno prima. Le cifre, secondo quanto riferito in aula, andavano dai 400 ai 1000 euro, per una prestazione da mezz’ora venduta a 50 euro.
Lavatrice La moglie ha sempre negato che fosse il marito a farla prostituire. In un primo momento ha anche tentato di negare la sua attività, che come dimostravano gli appunti, era piuttosto assidua. Avrebbe detto di essere andata in quell’appartamento per fare una lavatrice. Peccato gli appunti, i vibratori, i film porno e i profilattici. I giudici hanno creduto al magistrato e lo hanno condannato.
