di Dan.Bo.
Altro suicidio nelle carceri dell’Umbria. Una detenuta di 30 anni, italiana, si è tolta la vita nella tarda mattina di domenica a Capanne, unico penitenziario in Umbria ad avere una sezione femminile. A renderlo noto è l’avvocato Giuseppe Caforio, garante regionale per le persone sottoposte a misure di limitazione della libertà personale.
Caforio «Dolore», «sconforto» e «sconfitta» sono le parole scelte da Caforio, che chiede anche «provvedimenti di natura straordinaria» per alleggerire una situazione che rimane molto pesante: «È un fatto gravissimo – dice Caforio – in un momento in cui gli sforzi per cercare di migliorare le condizioni dei detenuti nelle carceri umbre si stanno moltiplicando Anche se i risultati tardano ad arrivare. Mentre si è ancora in attesa della effettiva presa di avvio del provveditorato Umbria Marche che dovrebbe in qualche modo essere più vicino alle esigenze delle nostre carceri, la situazione permane fortissimamente grave specie se si considera che oltre la dolorosa vicenda odierna, si sono moltiplicate in queste settimane episodi di autolesionismo e di violenza nei confronti della polizia penitenziaria, a testimonianza di un momento veramente difficile. Mi auguro che dopo tanta attesa finalmente si possa avere una svolta che dia concretezza a quei diritti fondamentali spesso violato nelle carceri. Mi riferisco soprattutto a quello di avere carceri in condizioni di umanità ragionevole».
I casi Alla fine del 2024 un altro detenuto si era ucciso impiccandosi alle sbarre di una finestra, e molti sono i tentati suicidi che si registrano ogni anno all’interno dei penitenziari umbri. Proprio nelle scorse ore le detenute della sezione femminile di Capanne nell’ambito della Settimana della custodia avevano rimesso a nuovo la sala polivalente dell’istituto.
Proietti e Barcaioli In una nota la presidente della Regione, Stefania Proietti e l’assessore al Welfare, Fabio Barcaioli, si dicono «profondamente addolorati e scossi da quanto accaduto. Ogni volta che una vita si spegne dietro le mura di un istituto penitenziario sentiamo il peso di una sconfitta collettiva». «La vicenda – aggiungono – ricorda in maniera feroce quanto il tema delle carceri non possa più essere rinviato né trattato come un argomento secondario».
Tanti problemi I due ricordano le fragilità e, spesso, la mancanza di strumento di sostegno adeguati, aggiungendo che il ritorno del provveditorato «può segnare una svolta nella gestione del sistema penitenziario, bisogna però nominare al più presto il provveditore per far sì che l’ufficio sia nelle condizioni di operare». Sovraffollamento, rafforzamento del personale, percorsi formativi e salute mentale sono tra le priorità indicate da Proietti e Barcaioli: «Non può essere solo sorvegliare e punire, serve garantire percorsi di reinserimento, supporto psicologico e sostegno alla salute mentale di ogni detenuta e di ogni detenuto». In conclusione presidente e assessore si impegnano a portare all’attenzione nazionale le istante dei detenuti e di chi lavora nelle strutture.
