
di Fra. Mar.
Ingoiavano fino a quasi 2 chili di pasta di cocaina purissima racchiusa in ovuli lunghi anche 12 centimetri e li tenevano nello stomaco, senza poter mangiare né bere, fino a 3 giorni. Fino a che, cioé, da Lagos in Nigeria raggiungevano un appartamento di Padova dove li consegnavano ai referenti in Italia. Per l’organizzazione di trafficanti internazionali di droga di matrice nigeriana sgominata dalla squadra mobile della questura di Perugia è arrivato il momento di pareggiare i conti con la giustizia italiana.
In aula Cinque dei 37 imputati hanno chiesto di poter accedere al rito abbreviato beneficiando così dello sconto di un terzo della pena. Tutti gli altri hanno optato per il cammino normale e passeranno per l’udienza preliminare davanti al gup Alberto Avenoso. Dei 37 imputati per l’inchiesta solo uno è ancora detenuto per questa causa, sei sono ancora latitanti, mentre altri risultano attualmente detenuti per altre vicende. Tra gli avvocati perugini che li difendono ci sono Claudio Cimato e Massimo Brazzi.
L’inchiesta L’operazione, denominata «Black passenger», coordinata dalla Dda (pm Manuela Comodi e Giuliano Mignini) e condotta in stretta collaborazione con il Servizio centrale operativo e la Direzione centrale servizi antidroga, aveva visto agenti della polizia nigeriana operare per mesi in Umbria per aiutare i colleghi italiani a tirare le fila di un’organizzazione potente e ramificata. Un’operazione di «respiro internazionale», l’aveva definita l’allora questore di Perugia Sandro Federico.
Struttura gerarchica La struttura criminale, di tipo verticistico, vedeva il suo capo chiamato «Ken» in Nigeria, in stretto contatto con i cartelli della coca colombiani, da cui i nigeriani si approvvigionavano. In Africa venivano reclutati i «passeggeri», cioè i corrieri, che trasportavano col sistema degli ovuli la pasta di coca in Italia attraverso l’aeroporto di Fiumicino. Era proprio all’aeroporto che la squadra mobile di Perugia aveva effettuato molti arresti a partire dal 28.
L’arrivo in Italia Quindi il flusso portava nel Triveneto, per l’espulsione degli ovuli e lo smistamento della cocaina soprattutto verso l’Umbria, ma anche verso Emilia, Toscana e Sardegna. L’organizzazione in Italia aveva i suoi capi e un contabile, che trasferiva il denaro attraverso money transfer in Nigeria, dove veniva riciclato. In un anno la polizia aveva arrestato 14 corrieri nigeriani, sequestrando 15 kg di cocaina. Al termine dell’indagine, erano state spiccate altre 15 ordinanze di custodie cautelari per il reato di associazione a delinquere per traffico internazionale, detenzione, importazione, trasporto, raffinazione, commercio, acquisto, illecita vendita e distribuzione di sostanze stupefacenti del tipo cocaina ed eroina
