La distilleria di Ponte Valleceppi (foto U24)

di Daniele Bovi

«Non ci sono gli estremi per la giurisdizione della Corte dei conti». I legali delle Distillerie Di Lorenzo di Ponte Valleceppi mercoledì hanno scelto la strada del difetto di giurisdizione e della nullità della citazione di fronte alla magistratura contabile, che ha chiamato la società e i due rappresentanti legali (Gianluca e Irma di Sarno) a restituire più di 3,5 milioni di euro relativi a contributi per la produzione di energia elettrica che, stando all’ipotesi accusatoria di truffa formulata dalla Procura della Repubblica di Perugia, non avrebbe potuto incassare. Parallelamente al rinvio a giudizio arrivato nei giorni scorsi (prima udienza il 7 novembre prossimo) corre il procedimento che si è aperto mercoledì di fronte alla Sezione regionale della Corte dei conti (relatore Chiara Vetro, pm Pasquale Principato e presidente Salvatore Nicolella).

Il caso Secondo la magistratura contabile a essere danneggiato è il Gse, ovvero il Gestore servizi elettrici che nel corso del tempo ha versato i contributi alle Distillerie per la produzione dell’energia elettrica da fonti rinnovabili. Il nodo della vicenda è questo: nel corso di un controllo i carabinieri del Noe e i tecnici del Gse avrebbero trovato una soluzione tecnica – un collegamento tra il vecchio impianto a biomasse e quello nuovo – ritenuta non a norma. Il che comporta, per il Gse, che il contributo sia erogato non per un nuovo impianto ma per uno modificato. L’ipotesi di danno erariale si poggia su questa valutazione. Principato e quindi la Procura hanno sottolineato l’importanza di questa soluzione tecnica nel corso dell’udienza: «Il giorno del controllo – ha detto – la valvola era aperta; si contesta la potenzialità dell’utilizzo del collegamento dei due impianti, e allora non abbiamo più un impianto nuovo che possa essere oggetto del trattamento incentivato da parte della finanza pubblica».

La difesa A difendere l’azienda sono gli avvocati Francesco Falcinelli e Michele Brumori mentre i Di Sarno sono rappresentati da Sergio Gherardelli. I legali hanno ricordato che a legare Gse e l’azienda c’è un contratto per cessione di energia da biomasse, senza un collegamento tra il contributo erogato e l’attività della pubblica amministrazione. E la storia dei 3 e milioni e mezzo è al centro anche dell’appello di fronte al Consiglio di Stato, dove si dovrà decidere se le Distillerie saranno obbligate o meno a restituire la somma. Ecco perché secondo le difese, che hanno chiesto una sospensione del giudizio in attesa che il Consiglio si pronunci, la Corte dei conti non può chiedere il danno erariale. Quanto alla fatidica valvola, il collegio difensivo ha osservato che «è stata maestà per ottemperare a delle precise prescrizioni al termine di un lungo percorso, non per ottenere qualcosa in più». Il collegio si è riservato di decidere.

Twitter @DanieleBovi

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