di Ivano Porfiri
Una bomba è stata fatta esplodere nella notte davanti alla porta dell’officina Capotosti, in via Morettini. Un boato tremendo e un’esplosione che ha danneggiato non solo il locale, ma anche decine di auto e le abitazioni vicine. Indagano i carabinieri.
Bomba nella notte «E’ stata una botta tremenda, pensavamo venisse giù il palazzo». Tira via quei pochi vetri rimasti appesi alla porta dell’officina, Nazzareno Silvioni. La sua attività confina con quella di Claudio Capotosti, colpita nella notte da un attentato inquietante. Un ordigno, una vera e propria bomba, piazzata davanti alla porta di acciaio dell’autofficina Renault. L’esplosione è avvenuta alle 2.30 circa. Un boato che ha squarciato il silenzio nel raggio di chilometri.
Il racconto «Io dormivo con la mia famiglia, a casa – racconta Nazzareno – è stata una cosa incredibile. Siamo usciti ma non abbiamo visto nessuno. La botta ha fatto saltare tutti i vetri e ha danneggiato le macchine che avevo in riparazione». L’officina Silvioni è nello stesso stabile di quella oggetto dell’attentato, a separarle solo un muretto. «E’ stata una fortuna che non ci fosse nessuno – prosegue Nazzareno – perché poteva succedere magari che rientrava a quell’ora una delle figlie di Capotosti». La ragazza, 19 anni, era invece rincasata per fortuna intorno a mezzanotte.
I danni L’ordigno ha causato danni ingenti. Un piccolo cratere nel cemento davanti alla porta dell’officina, e poi vetri saltati sia al locale che agli uffici al piano superiore e alle auto parcheggiate. La mattina è un viavai di clienti che venivano a ritirarle: «Mi hanno detto di venire oggi, che era pronta», dice sconsolato un ragazzo. Ma la cosa più inquietante sono i fori, come di proiettili, causati dalla schegge partite in seguito alla deflagrazione: alla carrozzeria delle auto, nei muri, alle ciotole dei cani, bucate come groviera, fino ai vetri doppi degli uffici della Cna, oltre la recinzione.
La dinamica Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, ignoti nel cuore della notte hanno scavalcato il cancello di ferro e hanno piazzato l’ordigno, per poi fuggire. Gli inquirenti sono al lavoro per capire di che tipo di bomba possa trattarsi: di sicuro aveva un buon quantitativo di polvere pirica e una miccia non troppo lunga. Tutto intorno nel piazzale sono state repertate le schegge, ma dovrà essere chiarito se siano di un ordigno metallico oppure se si sono staccate dalla porta. Di sicuro, come rilevato dagli artificieri, era un ordigno potente, tanto da danneggiare i muri di cemento armato dell’edificio.
Le indagini Nella mattinata il titolare dell’officina, i suoi familiari e gli operai della ditta sono stati sentiti nella caserma di via Ruggia. I carabinieri della compagnia di Perugia, comandati dal maggiore Giovanni Cuccurullo, hanno chiesto loro di eventuali dissapori o minacce. «Non abbiamo sospetti, non ho nemici: sono 36 anni che lavoro e non mi viene in mente chi possa essere stato ma abbiamo pensato di morire», ha detto il titolare. Di «normali discussioni come avvengono in tutte le attività» parlano i dipendenti, senza segnalare anomalie che possano far pensare a possibili sospettati. Gli inquirenti lavorano comunque a tutto tondo: la dinamica potrebbe far pensare ad azioni tipiche da racket (atti non certo comuni a Perugia) ma si pensa anche a vendette legate a vicende personali. Resta da chiarire anche il particolare del cane: un pitbull, che da quanto riferisce un vicino di solito abbaia ferocemente appena uno si avvicina al cancello. Ma che ha permesso agli attentatori di avvicinarsi indisturbati, piazzare la bomba e fuggire. Non è escluso che possa essere stato addormentato o avvelenato.

