di Iv. Por. e Fra. Mar.

«Siete una vergogna, noi siamo arrivati qui prima di voi, vi abbiamo permesse di fare tutto, anche spacciare qua davanti e voi continuate a fare casino». L’ambientale, captata dalle cimici messe nell’African Shop della zona di Fontivegge, non lascia spazio al dubbio sulla natura dell’attività che, parallelamente a quella lecita di vendita di prodotti etnici, veniva svolta nel negozio. E a parlare è proprio la titolare, arrestata dalla squadra mobile di Perugia di Marco Chiacchiera, insieme ad altri nove nigeeriani, tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti.

Lo spaccio Davanti a quel negozio lo smercio di droga, dal fumo all’eroina e alla cocaina, era continuo e garantito. Non c’era bisogno di chiamare un pusher, bastava andare lì per comprare la dose desiderata. E i poliziotti della mobile di Perugia, aiutati nell’operazione dallo Sco di Roma, dagli agenti della mobile di Viterbo e Ancona e da quelli del reparto prevenzione crimine, davanti a quel negozio in cerca di dosi hanno visto passare perfino una famiglia con un bambino nel passeggino e anche svariati minorenni.

Fotogallery: gli arresti

VIDEO: PUSHER IN AZIONE NELL’AFRICAN SHOP

Mamaboys L’operazione denominata Mamaboys, ha dunque «disarticolato un’organizzazione criminale che aveva fatto di quella zona un supermarket della droga a cielo aperto». E il fatto che l’operazione sia arrivata tempestivamente, «rappresenta l’esempio virtuoso dell’impegno della polizia nel dare risposte concrete e celeri alla cittadinanza». E così, dall’ottobre dello scorso anno, gli agenti hanno effettuato oltre 50 recuperi di stupefacente e hanno interrogato i tossicodipendenti che gli hanno racontato come funzionava normalmente la compravendita. A quel punto allora i poliziotti della scientifica hanno piazzato telecamere e cimici per ascoltare e vedere cosa succedeva.

VIDEO, IL MOMENTO DEGLI ARRESTI

VIDEO LA RICOSTRUZIONE

Le intercettazioni E nelle riprese, così come in alcune conversazioni, non c’è spazio per alcun dubbio. Lì si spacciava. E parecchio. E il ‘capo’ sembrerebbe essere proprio la titolare del negozio, che in un’altra ambientale rimprovera i ragazzi nigeriani dicendo loro: «Quando vengono i magrebini a prendere la roba, se vi fanno vedere un coltellino o una bottiglia voi scappate e gli lasciate tutto senza sapervi difendere. Ed ora che è morto Peter che era in grado di difenedrsi da questi animali, voi siete tutti finiti». Nella notte tra martedì e mercoledì i poliziotti hanno quindi arrestato 10 persone, mentre altre sei sono state espulse.

Fotogallery: I volti degli arrestati e la conferenza

Fotogallery: il sequestro dell’africa shop

L’ordinanza Il sostituto rpocuratore della DDA Giuseppe Petrazzini aveva richiesto più ordinanze, ma il gip Andrea Claudiani ne ha concesse 13 ( tra carcere e obblighi) e per gli altri invece resta la denuncia a piede libero. Molti di loro, ha spiegato il dirigente della mobile Marco Chiacchiera, erano arrivati in Italia come richiedenti asilo. Adesso sei sono stati espulsi, mentre dieci sono in carcere. Tutto questo mentre è stato anche sequestrato il negozio, in attesa che, chi di dovere, ne disponga la chiusura definitiva vista l’attività delittuosa che i poliziotti hanno constatato.

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