di Francesca Marruco

«La giustizia esiste». E la giustizia, per una mamma a cui la figlia di soli tre anni raccontò di essere stata toccata nelle parti intime dal figlio 28enne della sua tata, è fatta di due numeri: quattro e otto, cioè gli anni e i mesi di reclusione che il collegio del tribunale penale di Perugia ha inflitto ad un ragazzo di 30 anni accusato di aver molestato una bambina. I giudici lo hanno condannato ad una pena più alta di quanto aveva chiesto lo stesso pm Giuseppe Petrazzini che aveva sollecitato una condanna a quattro anni e mezzo. Il giovane, italiano come anche tutti gli altri protagonisti della vicenda, è stato anche condannato al risarcimento di 20mila euro come provvisionale nei confronti della bimba, i cui interessi erano rappresentati in aula dall’avvocato Laura Modena, che ha commentato dicendo che «si tratta di un verdetto giusto».

Il fatto e la denuncia Secondo quanto emerso, l’unico episodio di molestie sarebbe avvenuto una sera di ottobre 2009. La bambina disse alla madre che il ragazzo l’aveva toccata nelle parti intime, che effettivamente erano arrossate. I genitori allora portarono la bambina dalla pediatra che subito attivò i servizi sociali e poco dopo scattò la denuncia. Nel corso delle indagini, la bambina venne visitata dalla dottoressa Carla Niccheri che raccomandò di non sentire nuovamente la bambina in incidente probatorio. Questo perché, appurò l’esperta, al solo sentir nominare il presunto molestatore o qualcuno dei suoi familiari, perfino la sua tata, la piccola cambiava completamente atteggiamento. Alla psichiatra ripeté quanto detto ai genitori, ma il giudice decise di non farle attraversare l’inferno di un nuovo racconto. I genitori della vittima si sono costituiti parte civile con l’avvocato Laura Modena.

Difesa L’imputato, difeso dall’avvocato Alessandro Vesi, si è sempre detto innocente e ha scelto di farsi giudicare col rito abbreviato condizionato. Ha portato la sorella, la madre e la fidanzata in aula a raccontare ai giudici che lui quel giorno non poteva aver molestato la bambina semplicemente perché non era mai entrato in casa mentre la bambina era lì con sua madre, che le faceva da tata. Ma il pm Petrazzini ha indagato anche la sorella per falsa testimonianza e in aula ha portato l’allora fidanzato di lei che ha detto di non ricordare nulla. Scontato il ricorso in appello del legale della difesa che, dopo la lettura della sentenza, ha detto: «La difesa rispetta questa sentenza, ma non ne condivido l’esito, dopo le motivazioni faremo subito appello».

Mai pensate queste schifezze E prima che i giudici si ritirassero in camera di consiglio, a parlare a chi avrebbe deciso del suo destino, è stato lo stesso imputato che ha detto: «Io queste schifezze e porcherie del genere non le ho mai fatte e neanche mai pensate lontanamente, io la bambina non le ho mai fatto niente e quella sera non ero a casa mentre lei era con mia madre». Ma i giudici, è evidente, non gli hanno creduto.

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