Ieri pomeriggio è stato tratto in arresto dalla Polizia alla Stazione di Fontivegge il cittadino nigeriano Nwajobi Prince Benjamin, nato nel ’73 in Nigeria, colpito da un provvedimento di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti nell’ambito della nota operazione “Turn over”. Lo straniero non era stato arrestato dalla squadra mobile di Perugia al momento dell’esecuzione delle altre 36 ordinanze di custodia cautelare, effettuate nei giorni scorsi a conclusione della complessa attività investigativa.Noto per la sua frequentazione della zona di Fontivegge era abitualmente senza una fissa dimora; già nel corso della attività di osservazione e vigilanza si era evidenziato per essere solito cambiare quotidianamente domicilio, potendo fruire di alcuni appartamenti in uso a connazionali della zona.
Droga ai piccoli pusher Nel contesto investigativo è stato accertato che non era tra i soggetti al vertice dell’organizzazione; gli era stato invece affidato il compito di consegnare lo stupefacente direttamente ai tossicodipendenti o ai piccoli spacciatori di piazza, prevalentemente maghrebini. Subito dopo il blitz scattato nei giorni scorsi aveva fatto perdere le proprie tracce. Per acciuffarlo gli agenti guidati da Marco Chiacchiera avevano intuito che, per sostenere le spese della latitanza, lo straniero avrebbe dovuto rivolgersi ai conoscenti di piazza del Bacio. Giovedì pomeriggio, dall’osservazione sulla zona, si è notato, verso le 5 del pomeriggio, il suo arrivo.
Polizia Per impedirgli la fuga è stato inviato sul posto tutti gli equipaggi del “Pattuglione“ impegnato in città ieri pomeriggio. Quattro equipaggi del reparto prevenzione crimine e due volanti hanno dapprima bloccato le vie di fuga della piazza e poi si sono avvicinati al bar sotto i portici, gestito da suoi connazionali, ove il nigeriano si era rifugiato. Lo straniero, alla vista delle auto della polizia , non ha neanche tentato la fuga e si è dovuto consegnare agli agenti .
In carcere Si è nuovamente dichiarato cittadino liberiano, ma questa volta le sue impronte digitali e gli elementi raccolti nel corso dell’indagine hanno chiarito non solo la sua nazionalità nigeriana ma anche la sua “cerchia” di amici e parenti della Nigeria. In serata il suo arrivo a Capanne dopo la notifica del voluminoso ordine di cattura a suo nome custodito negli uffici della sezione criminalità organizzata della squadra mobile .
