Nei giorni scorsi, la polizia di Perugia ha portato a termine un’operazione antidroga uguale a tante altre, conclusasi con l’arresto in flagranza di uno spacciatore perugino particolarmente attivo nella zona di Colombella. Ma la particolarità di questa attività, risiede in una nuova interpretazione, più restrittiva da parte dei poliziotti, della nuova formulazione della legge antidroga, e soprattutto nel riconoscimento di tale nuova interpretazione da parte dell’autorità giudiziaria.
L’operazione Il 9 gennaio, nel corso di un’operazione condotta da uomini della squadra mobile, del commissariato di Città di Castello e del gruppo cinofili della guardia di finanza di Perugia e coordinato da Marco Chiacchiera, gli agenti hanno individuato, osservato e pedinato un giovane tossicodipendente, già noto per i suoi trascorsi nel mondo dello spaccio locale, successivamente sottoposto a controllo e perquisizione. L’uomo ha cercato di sfuggire ai controlli e soprattutto di disfarsi della droga appena acquistata 35 grammi di hashish, gettandola dal finestrino mentre gli agenti si avvicinavano alla sua macchina.
L’arresto A seguito di una successiva ricostruzione investigativa, nel giro di poco tempo, i poliziotti hanno individuato il suo possibile fornitore (M.G., perugino di 46 anni), si sono appostati vicino la sua abitazione, hanno atteso che uscisse di casa, probabilmente per effettuare un’altra consegna, e l’hanno fermato, identificato e perquisito. Ben nascosta all’interno della sua auto è stata trovata una scatola di metallo con dentro 8 grammi di cocaina, e all’interno della sua abitazione, accuratamente perquisita, è stato trovato un bilancino di precisione e nel ripostiglio, in piena fase di essiccazione, un intero arbusto con fiori di marijuana dal peso di 200 grammi. Un quantitativo sufficiente a confezionare 870 dosi.
La normativa Il giudice nel convalidare l’arresto ha applicato la fattispecie più pesante (quella dell’articolo 73 del testo unico antidroga), che consente appunto l’arresto “obbligatorio”, la misura cautelare e reclusione fino a 20 anni. Un’interpretazione basata su quanto accertato dalla polizia, ovvero le modalità di detenzione dello stupefacente, una certa professionalità addirittura nella loro produzione, nonché la continuità nell’attività di spaccio; «tutti chiari indizi – sostiene la questura – di una condotta che va punita severamente, anche se vengono rinvenute piccole dosi.
L’espulsione Nel corso di un’altra operazione invece la polizia ha rintracciato un albanese di 32 anni, espulso e rimpatriato nel 2008 con divieto di ritornare in Italia per dieci anni. L’uomo però dopo aver cambiato nome è riuscito a superare i controlli alla frontiera e a stabilirsi a Perugia, dove ha trascorso gli ultimi mesi. I poliziotti lo hanno sorpreso in un bar di via Cortonese mentre era insieme ad alcuni amici e, dopo alcuni approfondimenti, sono riusciti a ricostruire la sua storia. A quel punto sono scattate le manette per violazione delle norme sull’immigrazione e venerdì è stato espulso.
