di Francesca Marruco

Voleva diventare un martire dell’Isis. O comunque stava sviluppando una sempre più preoccupante frequentazione di siti legati alla lotta armata in nome dello Stato Islamico. E’ per questo che un tunisino di 31 anni residente a Perugia è stato espulso nel maggio scorso con decreto del ministro degli Interni Angelino Alfano, con lo stesso tipo di provvedimento con cui sono stati riaccompagnati in Albania una coppia di albanesi di fede musulmana residenti a Città di Castello. La notizia dell’espulsione del tunisino, risalente al maggio scorso, poco prima dell’attentato al museo del Bardo, è stata anticipata oggi da La Nazione.

Genesi indagine Come appreso da Umbria24, è emerso che i poliziotti della squadra mobile di Perugia, che lo hanno arrestato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere lo scorso gennaio, hanno trovato nel suo smartphone materiale in arabo che ha subito insospettito gli inquirenti. A quel punto l’analisi del cellulare e di tutto quello che celava, è passato alla Digos di Perugia diretta da Francesco Moretta, che già da un po’ monitorava il tunisino, in odore di radicalizzazione.

Inni dei martiri e ostaggi sgozzati E i poliziotti dell’antiterrorismo hanno trovato tantissimo materiale che lasciava poco spazio a dubbi. In quell’iPhone c’erano video di indottrinamento dell’Isis, gli inni dei martiri, che il tunisino si scaricava e ascoltava, ricerche sull’attentato di Nassirya, proclami di guerra e discorsi degli Imam più radicali. I poliziotti hanno quindi notato che, dopo aver iniziato a frequentare in maniera più assidua una moschea, aveva intrapreso una frequentazione altrettanto assidua di siti di matrice jihadista. Dapprima ricerche sporadiche, fino a letture, visioni e ascolti sempre più frequenti. E sempre più agghiaccianti, con ricerche con parole chiave relative agli ostaggi dell’Isis sgozzati e alle torture subite.

Espulso Le indagini della Digos, insieme ai colleghi della polizia postale, hanno quindi messo in fila tutti gli elementi che sono confluiti in una informativa sulla base della quale poi il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha disposto l’espulsione del giovane. Una corsa contro il tempo per poter riportare in Tunisia il 31enne non appena fosse uscito dal carcere di Perugia. Perchè certamente mentre era in carcere non poteva nuocere a nessuno, ma una volta fuori sarebbe stato più difficile controllarlo anche in virtù della sua condizione di persona senza fissa dimora. E così è stato: una volta scarcerato è stato imbarcato, scortato dai poliziotti di Perugia, su un volo diretto per Tunisi. Giusto qualche giorno prima del sanguinario attentato al museo del Bardo.

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